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Immunizzazioni

Sezione: Immunizzazioni

Vaccinazioni, aggiornato il “Calendario della vita”

Il Board del Calendario per la Vita (SItI, SIP, FIMP, FIMMG) ha preso in esame negli ultimi mesi la letteratura scientifica e i dati presentati in due web conferences dalle aziende produttrici dei vaccini pneumococcici coniugati per l’infanzia a 10 valenze (PCV10) e a 13 valenze (PCV13), confermando il giudizio positivo nei confronti di questa immunizzazione. ”Le malattie pneumococciche rappresentano con ogni probabilità le patologie più multiformi e complesse tra quelle prevenibili mediante vaccinazione. Per tale motivazione, il formarsi di certezze riguardo alle potenzialità preventive dei diversi vaccini che si sono resi via via disponibili è processo lungo e difficoltoso, reso possibile solo con il progressivo accumulo di informazioni e studi” si legge nel documento dei medici. ”Là dove utilizzato su larga scala, PCV10 ha dimostrato di essere in grado di ridurre in modo significativo le forme di malattia invasiva, di polmonite e di otite legate ai sierotipi contenuti nel vaccino” si legge nel documento. Il Board ritiene che le proprie raccomandazioni riguardo alla vaccinazione anti-pneumococcica dell’infanzia indicate nel Calendario per la Vita 2014 rimangano tuttora valide e ribadisce anche la propria costante primaria attenzione a tutte le novita’ scientifiche e ai dati di sorveglianza sulla malattie prevenibili con vaccinazione. Il Calendario per la Vita verrà aggiornato sulla base di eventuali nuove evidenze scientifiche.

La SItI è partner dell’Alleanza HappyAgeing.

  • 15 Giugno, 2015
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Immunizzazioni, al Policlinico Gemelli sarà presentato il “Report sulla prevenzione vaccinale”

 

Si intitola “Prevenzione Vaccinale” il I Report del Progetto “Prevenzione come garanzia di sostenibilità e sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale”. Si tratta di un Progetto che prevede la pubblicazione di una serie di Report tematici – su argomenti di interesse in Sanità Pubblica, con taglio sia epidemiologico che valutativo-economico sugli aspetti di efficacia, costo-efficacia, impatto sulle risorse a disposizione e fattibilità organizzativa – che nel loro insieme andranno a costituire un Atlante sullo stato dell’arte della prevenzione in Italia. Il Report “Prevenzione Vaccinale” verrà presentato presso il Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma venerdì 19 giugno 2015. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (diretto da Walter Ricciardi) – che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma – con il sostegno incondizionato delle aziende farmaceutiche Crucell, Glaxo Smith Kline, Pfizer e Sanofi Pasteur MSD, il Report è suddiviso in tre sezioni: partendo da una revisione della normativa nazionale vigente, da una analisi dei dati di notifica e di copertura delle vaccinazioni obbligatorie e di alcune vaccinazioni raccomandate e dallo studio del rapporto costo-efficacia, analizza il ruolo che la prevenzione vaccinale svolge nella salute della popolazione e nel Servizio Sanitario Nazionale. Alla presentazione interverranno gli autori Alessandro Solipaca, Segretario Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane e Maria Luisa Di Pietro, docente presso l’Istituto di Sanità Pubblica – Sezione Igiene, Università Cattolica di Roma. Parteciperà in qualità di discussant Walter Ricciardi, Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane presso l’Università Cattolica e Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

  • 11 Giugno, 2015
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Vaccinazione pneumococcica: Michele Conversano presenta HappyAgeing a Palermo

 

L’alleanza per l’invecchiamento attivo e in salute “Happy Ageing” sarà presentata questo pomeriggio a Palermo dal presidente Michele Conversano. Il progetto dedicato all’invecchiamento attivo sarà illustrato durante l’evento patrocinato dalla Società italiana di Igiene “La prevenzione come chiave per la sostenibilità del sistema sanitario nazionale: il ruolo della vaccinazione pneumococcica. Appuntamento organizzato nel capoluogo siciliano presso il Grand Hotel Piazza Borsa. A causa del forte carico della malattia pneumococcica nei bambini e negli adulti, l’OMS considera la prevenzione della malattia pneumococcica un’alta priorità sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. L’impatto della malattia è associata a conseguenze economiche e sociali importanti per un sistema sanitario, che non potrà che crescere con l’avanzare dell’età della popolazione mondiale. In un’epoca di forte consapevolezza della popolazione, le politiche sanitarie non possono essere “calate dall’alto” ma devono essere sostenute coralmente per trovare una larga condivisione da parte dei destinatari. Da qui la necessità di un costante aggiornamento scientifico ed istituzionale sul valore della vaccinazione, come metodo più efficace ed economico per la prevenzione delle malattie infettive.

Saranno presenti durante i lavori diversi docenti universitari e medici provenienti dalle ASL di tutto il Paese.

 

  • 10 Giugno, 2015
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Senato: “Introdurre la vaccinazione anti-pneumococcica nel Piano di prevenzione vaccinale”

Includere nel nuovo Piano di Prevenzione Vaccinale anche la vaccinazione anti-pneumococcica per l’adulto, considerata l’alta incidenza di mortalità negli over 65 per polmonite, laddove invece la vaccinazione svolgerebbe un ruolo determinante nella prevenzione della patologia e sulla scorta di best practice già sperimentate in alcune regioni italiane, tra cui la Puglia: è questa in sintesi la richiesta che il sen. Luigi d’Ambrosio Lettieri, insieme ai colleghi senatori e co-firmatari Nerina Dirindin, Maria Rizzotti, Maurizio Romani e Lucio Romano, rivolgono al Ministro della Salute con una interrogazione a risposta orale in Commissione.
In Italia, peraltro, si riscontrano già alcune best practice regionali in questo ambito meritevoli di essere mutuate in tutto il territorio nazionale, sostengono i senatori nella interrogazione.
“In Puglia, ad esempio, il modello di programmazione della campagna di vaccinazione contro lo pneumococco”, spiegano, “prevede l’offerta attiva a tre coorti di nascita (65enni, 70enni e 75enni), in modo da coprire, nell’arco di cinque anni, la fascia di età 65-80 anni (l’offerta è gratuita per i soggetti over 75 e per i soggetti a rischio di ogni età)”.
L’esperienza della Puglia pioniera in quest’ambito ha dato esiti tangibili di riduzione della patologia a soli due anni dall’introduzione del vaccino: i risultati, che sono stati recentemente presentati nel congresso europeo di malattie infettive (ECCMID-Copenaghen), mostrano, infatti, una riduzione del 50% delle polmoniti da pneumococco.
“La vaccinazione pneumococcica”, riferiscono i senatori nella interrogazione, “per tutte le età, è oggi ritenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una priorità sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, al fine di ridurre le morti evitabili, migliorare la qualità e le aspettative di vita. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, nel 2012 si sono verificati 9250 decessi per polmonite, prevalentemente nei soggetti con più di 65 anni, non vaccinati alla nascita. Si tratta di un fenomeno di grande rilevanza, se si considera che, nello stesso anno, si sono verificati ad esempio, a prescindere dall’età, 3900 decessi per incidenti stradali”.
D’Ambrosio Lettieri ricorda che “ad oggi, nel nostro Paese, tale vaccino è inserito nel calendario vaccinale nazionale per le età pediatrica ed evolutiva ma non è previsto per l’età adulta. Il Calendario per la vita, elaborato dalle società scientifiche pediatriche, di medicina generale e di Sanità pubblica, suggerisce, invece, l’offerta della vaccinazione anti-pneumococcica anche per i soggetti con più di 50 anni”.
I senatori sottolineano come “nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza è previsto che il 5% del Fondo Sanitario Nazionale sia destinato alla prevenzione ma le regioni non hanno mai utilizzato integralmente tali risorse per le finalità previste. Peraltro, il rapporto Ocse-Ue <Health at a Glance: Europe 2012> indica che l’Italia si colloca all’ultimo posto in Europa per gli investimenti in prevenzione, spendendo appena lo 0.5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue del 2.2%, sopra la quale si collocano Paesi come Germania (3.2), Svezia (3.6), Olanda (4.8) e Romania (6.2)”.
Eppure, continua l’interrogazione, secondo le conclusioni delle indagini conoscitive svolte dalle Commissioni Affari sociali e Bilancio e Sanità rispettivamente di Camera e Senato, la prevenzione può contribuire in maniera significativa non solo alla salute della popolazione, ma anche alla sostenibilità del sistema, in quanto la maggior parte degli interventi sugli stili di vita e dei programmi di screening e vaccinali producono effetti consistenti non solo nel medio-lungo periodo ma anche nel breve, soprattutto se si considera una prospettiva più ampia che supera l’ambito dei costi sanitari diretti e indiretti ma considera anche l’ambito sociale.
Senza contare l’altra faccia della medaglia. “Lo sviluppo di politiche per la prevenzione e la riduzione dei fattori di rischio sulla vita e sulla salute di un ambiente contaminato, insalubre e poco sicuro”, ricorda d’Ambrosio Lettieri, “ può ridurre in modo significativo i costi sociali ed economici (compresi quelli sanitari) che ricadono sulla collettività, in particolare a danno delle persone socialmente più svantaggiate”.
  • 10 Giugno, 2015
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I vaccini fanno bene alla salute e alla finanza pubblica

 

Oltre ad essere un tesoro in grado di evitare gravi malattie, handicap e morti sia in bambini che in adulti, i vaccini rappresentano anche un “tesoretto” da centinaia di milioni di euro, se non miliardi, in termini di costi risparmiati ogni anno dal Ssn e dalla società in generale. I benefici economici delle vaccinazioni e – altra faccia della medaglia – i costi spesso ingenti delle epidemie di malattie prevenibili sono stati al centro di una delle sessioni internazionali del 71° Congresso italiano di pediatria svoltosi a Roma. “Quando si parla dei presunti rischi delle vaccinazioni, oggi smentiti da tutti gli studi e le ricerche scientifiche svolte in varie aree del mondo, si dimentica che le vaccinazioni sono l’unico strumento per impedire la diffusione di malattie infettive gravi e a volte mortali che spesso non possiamo combattere con altri strumenti efficaci. Malattie che hanno un alto costo sia sociale che economico”, dichiara Giovanni Corsello, presidente del Congresso e della Società italiana di pediatria (Sip). Il primo a introdurre l’argomento è stato Louis Bell, capo della Divisione di Pediatria del Children’s Hospital di Philadelphia, istituzione ‘ospite’ del Congresso: “I benefici dei vaccini negli Usa tra il 1994 e il 2013 – riporta – sono stati calcolati in 322 milioni di casi prevenuti, 21 mln di ricoveri evitati e 732 mila morti risparmiate. In termini economici, i vaccini hanno permesso di risparmiare 295 miliardi di costi diretti e 1,38 trilioni di dollari di costi indiretti”. Altrettanto precise sono le cifre sui costi del ‘non vaccinare’ negli Usa, calcolati in uno studio che ha come prima firma Charlotte Moser, sempre del Children’s Hospital. I 107 casi di morbillo del 2011, ad esempio, hanno avuto costi indiretti stimati tra i 2,8 e i 5,5 milioni di dollari. Un’epidemia di meningococco Oltreoceano può invece costare invece tra 320 e 620 mila dollari, a seconda delle dimensioni. “Per cercare di convincere i genitori a vaccinare i figli – spiega Bell – bisogna essere appassionati nel descriverne i benefici e i profili di sicurezza, sapendo che le preoccupazioni principali riguardano il rischio di autismo e quello di sovraccaricare il sistema immunitario”. Per quanto riguarda l’Italia, pur mancando cifre totali sui vantaggi dei vaccini ci sono diverse ricerche significative. Secondo i calcoli di Alberto Villani, vicepresidente Sip, ad esempio, i circa 150 casi di meningite da meningococco prevenibili in Italia (di cui il 10% mortale) costano al Ssn tra i 17 e i 21 milioni di euro, mentre per quel 10-20% di casi gravi la cifra sale e arriva tra i 18 e i 47 mln. Trasponendo i dati ottenuti in altre nazioni (Spagna, Canada, Australia) è possibile calcolare, come mostrato da Villani in alcune sue relazioni al Congresso, i costi derivanti dai ricoveri in urgenza nei casi di meningite da meningococco B che solo nella fase acuta, in Italia, possono arrivare a una cifra compresa tra i 15 e i 20 mln circa l’anno. “I vantaggi economici dei vaccini sono fuori discussione – conferma Paolo Bonanni, docente di Igiene dell’Università degli Studi di Firenze – Noi ad esempio abbiamo calcolato che solo per il vaccino monovalente per la varicella ogni euro investito ne fa risparmiare più di 3 in termini di costi per la società, che comprendono sia i costi diretti sanitari sia i cosiddetti costi indiretti (giornate di lavoro perse dai genitori per assistere i figli)”. In Italia, evidenzia l’esperto, solo poco più della metà delle Regioni offre il vaccino per la varicella gratuitamente. “Non ha senso lasciare una parte della popolazione pediatrica coperta e l’altra no – osserva – anche perché questo genera dei problemi come lo spostamento dei contagi verso l’adolescenza. Un altro degli argomenti in discussione è se usare il vaccino combinato quadrivalente, morbillo, rosolia, parotite, varicella, o il trivalente Mpr somministrato simultaneamente (ma in un altro arto) al vaccino monovalente per la varicella. Il mio parere è che sia migliore la prima ipotesi, perché è dimostrato che con le due somministrazioni separate la copertura diminuisce, inoltre gli effetti collaterali sul lungo termine sono gli stessi”. Anche per l’influenza, che quest’anno ha ‘scontato’ anche per i bambini l’effetto negativo del ritiro di alcuni lotti di vaccini destinati agli anziani, ormai ci sono diverse evidenze su quanto si risparmierebbe con una immunizzazione più estesa. “L’effetto Fluad è stato pesantissimo, nonostante il Fluad sia utilizzato soltanto negli anziani e non sia tra i vaccini che possono essere somministrati nei bambini e negli adolescenti – precisa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Policlinico di Milano – Il calo della vaccinazione tra i bambini con malattie croniche, per i quali in Italia e in tutto il resto del mondo la vaccinazione è raccomandata, è stato paragonabile a quello avuto negli anziani, circa il 30%. Questo ovviamente si è riflettuto sul numero di casi gravi e ricoveri per complicanze legate all’influenza negli ospedali”. Tutto il mondo, sottolinea Esposito, sta andando verso la copertura vaccinale per l’influenza anche nei bambini sani. “Negli Usa già da 8 anni a partire dai 6 mesi di vita vaccinano tutti – spiega – In Finlandia immunizzano dai 6 mesi ai 3 anni, e in Gran Bretagna dalla scorsa stagione si vaccinano tutti i bambini, anche quelli sani, dai 4 ai 10 anni di età. Quest’ultimo è un ragionamento che vedrei bene anche da noi: un bambino di 6 mesi se non va al nido trae minori vantaggi dal vaccino, idem uno di 3 anni, ma se frequentano l’asilo allora la vaccinazione permette di ridurre le complicanze mediche e i costi sociali legati all’influenza”. (AdnKronos)

 

  • 8 Giugno, 2015
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Igienisti: “L’effetto Fluad ha allontanato gli anziani dai vaccini”

 L'”effetto Fluad”, il vaccino contro l’influenza sospettato nei mesi scorsi di aver causato alcuni decessi, allarme poi rientrato, ha spinto sotto il 50% la copertura antinfluenzale nell’ultima stagione invernale (49% il dato provvisorio del Ministero riferito agli over 65, che scende al 13% per tutta la popolazione). Ma anche per le vaccinazioni dell’infanzia ci sono segnali preoccupanti: l’antipolio è scesa sotto il 95% (94,3% il dato parziale del 2014) e l’anti morbillo-rosolia-parotite (MPR) sotto il 90% (87%). Più incoraggianti e in controtendenza sono i dati sull’antimeningite C (79,2%), antipneumococco (94,6%) e anti-HPV (72,2% nella coorte del 2001). Sono questi i dati più significativi presentati al Convegno Nazionale Castelbrando7 a Vittorio Veneto che ha visto la partecipazione di circa 400 igienisti provenienti da tutta Italia ed è stato organizzato dalla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanita’ Pubblica (SItI), organizzazione componente dell’Alleanza HappyAgeing. Il Presidente della SItI Carlo Signorelli sottolinea la necessità di interventi energici e coordinati per recuperare la fiducia della popolazione nell’ambito delle vaccinazioni: tra le iniziative da implementare la formazione e la corretta informazione del personale e della popolazione, l’implementazione dei canali informativi scientifici, le revisioni di alcune procedure e un’estensione dell’offerta vaccinale. In questo senso la SItI è disponibile ad iniziative come quella del portale vaccinarSì che ha superato un milione di contatti in meno di due anni fornendo informazioni aggiornate sulle pratiche vaccinali. 

  • 22 Maggio, 2015
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, Fondazione Dieta Mediterranea, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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