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Cos’è Happy Ageing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo

L’iniziativa nasce per rispondere alle indicazioni della Commissione europea che, con partnership per l’innovazione sul tema “invecchiare rimanendo attivi e in buona salute”, ha inteso stimolare il mondo scientifico, della società civile e delle istituzioni a rivolgere una maggiore attenzione sui temi del progressivo invecchiamento della popolazione europea e delle dinamiche socioeconomiche e culturali ad esso connesse.

 

In quest’ottica il nucleo fondativo dell’Alleanza Happy Ageing si compone di Società scientifiche (Società Italiana di Igiene – SItI; Società Italiana di Geriatria e Gerontologia – SIGG; Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa – SIMFER), di rappresentati dei cittadini (Federazione Anziani e Pensionati ACLI; Sindacato Pensionati Italiani CGIL; Cittadinanzattiva e Tribunale dei diritti del malato), di rappresentati e organismi istituzionali (Federsanità ANCI, deputati e senatori). In via di definizione, inoltre, la collaborazione con i medici di medicina generale.

 

Obiettivo dell’Alleanza sarà quello di studiare e promuovere politiche ed attività finalizzate a declinare, nel nostro Paese, gli atti di indirizzo della partnership dell’Unione Europea sull’Healthy Ageing per migliorare la salute e la qualità della vita delle persone anziane e per garantire nel contempo la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi sociosanitari ed assistenziali nel lungo periodo.

 

L’Alleanza costituisce così un unico coordinamento di forze cliniche, scientifiche, politiche e sociali aventi interesse e potenzialità per impegnarsi per un invecchiamento salutare della popolazione, coerentemente con le indicazioni della Commissione europea. Un’azione a 360 gradi sul mondo degli anziani, con proposte innovative e di alto tenore scientifico e di altrettanto impatto comunicativo.

 

Le macro aree di lavoro saranno: dieta, attività fisica, immunizzazioni, farmaci, screening.

 

L’Alleanza svilupperà anche una stabile e riconoscibile presenza nel web con il portale www.happyageing.it e sui social network per diventare il punto di raccolta di tutte le informazioni sull’invecchiamento attivo e in salute ed il ritrovo virtuale della comunità interessata al tema.

  • 24 Novembre, 2014
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Per gli anziani: manualetto di salute mentale

Da Youtube: Per gli anziani: manualetto di salute mentale

  • 23 Novembre, 2014
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Intervista alla Dott.ssa Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione Censis

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  • 23 Novembre, 2014
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MANIFESTO per un’Alleanza italiana per l’Healthy Ageing

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«INVECCHIARE ATTIVI ED IN BUONA SALUTE»

Medici, cittadini e istituzioni uniti per un’Italia che sappia valorizzare e prendersi cura degli anziani

Nel 2040, un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni. Venti milioni di italiani anziani, 8 milioni in più rispetto ai 12 milioni censiti nel 2012. All’Italia che diventa d’argento servono una legislazione e una gestione delle politiche pubbliche che si “svecchino” per essere al passo coi tempi.

Persone ancora attive e capaci di vivere il proprio tempo liberato e in consapevolezza, anche portando un contributo concreto alla crescita del Paese e persone fragili, e persone sole, sempre più ai margini delle dinamiche sociali. Sono questi i due estremi di un panorama ampio e articolato di cui si compone il mondo degli anziani. Un tema diventato prioritario anche a livello europeo, tant’è che la Commissione europea ha promosso un programma di “partnership per l’innovazione sull’invecchiamento attivo e in salute”. L’Europa ha individuato l’invecchiamento attivo e sano come una grande sfida sociale comune a tutti i Paesi europei. Se sapranno affrontarla e vincerla, il Vecchio Continente potrà guidare il mondo nel fornire risposte innovative a questa emergenza sociale.

L’obiettivo generale della partnership europea sarà quello di aumentare la durata media della vita sana di due anni entro il 2020. Per raggiungere questo traguardo è però necessario riconsiderare tutte le prassi, le procedure e le abitudini a cui siamo oggi avvezzi e non solo quelle immediatamente riconducibili allo stereotipo dell’anziano. Dai trasporti alla sicurezza, dall’alimentazione alle comunicazioni, dai requisiti delle abitazioni e dei luoghi pubblici alle modalità di interazione sociale, dalla formazione alla definizione di soluzioni finanziarie e di investimento a misura di una società con un’aspettativa di vita inimmaginabile mezzo secolo fa.

Affrontare il tema dell’invecchiamento della popolazione non è una questione sanitaria, è una questione che investe tutta la società che non può essere delegata alle sole Istituzioni. Temi di portata così vasta hanno bisogno dell’apporto di tutte le energie propulsive della comunità.

Per questo è più che mai necessaria una vera e propria alleanza italiana per l’healthy ageing, che sappia valorizzare le buone pratiche sperimentate al livello nazionale e internazionale, oltre che sviluppare, condividere e fare proprie le più innovative ed utili soluzioni organizzative, sociali, ambientali, politiche, culturali e scientifiche per il nostro Paese per favorire una vita il più possibile in salute, anche dopo i 65 anni.

E’ necessaria un’alleanza in cui i soggetti istituzionali, associativi, medici, sociali e del mondo produttivo e delle professioni, sappiano portare il proprio contributo a una visione complessiva del mondo dell’anziano. Occorre far presto e trasformare l’alleanza per l’healthy ageing nell’avamposto e nella fucina di nuove idee, politiche e azioni concrete per gli ultra sessantacinquenni.

L’obiettivo a medio termine è favorire l’innovazione di servizi, processi e prodotti, e parallelamente snellire la catena dell’innovazione e ridurre l’attesa per la produzione e la diffusione delle soluzioni frutto di ricerca e sviluppo. In definitiva, questo produrrà benefici per le persone anziane e per chi se ne prende quotidianamente cura dentro e fuori le mura domestiche.

Le istituzioni europee, gli Stati membri e tutte le parti interessate devono rispondere, insieme e nei propri rispettivi ruoli, alle sfide che l’invecchiamento della popolazione rappresenta. La Commissione ha definito la sua risposta proponendo dispositivi di governance suggerendo un quadro di monitoraggio e di valutazione per garantire il raggiungimento tempestivo degli obiettivi principali, il miglioramento e lo sviluppo delle condizioni quadro degli interventi dell’UE.

La proporzione delle persone di 65 anni ed oltre sta crescendo molto velocemente a livello mondiale così come i costi sanitari ad essa connessi. Secondo l’OMS, le singole nazioni potranno permettersi tali tassi di popolazione anziana solo se i governi sapranno mettere in atto programmi per il mantenimento in salute di quei soggetti, ricordando che per salute l’OMS intende “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di malattia o infermità”.

Ognuno può e deve fare la propria parte. Le priorità di intervento rappresentano, infatti, elementi su cui molto può fare la responsabilità ed una azione diretta dei singoli soggetti: dieta, attività fisica e stile di vita sano, seguire le indicazioni dei professionisti sanitari per immunizzazione, corretto uso dei farmaci, aderire a programmi di screening. Tutto il resto spetta alla società nel suo complesso.

L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Un’attesa di vita che si allunga grazie al progresso della scienza e una sempre ridotta natalità, stanno difatti ridisegnando il profilo demografico italiano.

Istituzioni, società e mercati devono cogliere la sfida di adeguarsi al mutato scenario, completando, anche attraverso iniziative di sussidiarietà, il mosaico di un intervento complessivo verso una società multigenerazionale. Scienziati, economisti, rappresentanti dei cittadini, esponenti illuminati della società civile hanno l’opportunità – anzi, il dovere morale e civico – di creare un avamposto di divulgazione, sensibilizzazione e pungolo verso i decisori istituzionali con l’obiettivo di portare il tema dell’invecchiamento attivo e in salute al centro dell’agenda politica ed economica.

Occorre creare una vera e propria ALLENZA per L’HEALTHY AGEING che riunisca in un unico coordinamento tutte le forze cliniche, scientifiche, politiche e sociali aventi interesse e potenzialità per impegnarsi per un invecchiamento il più possibile salutare della popolazione. Un’azione a 360 gradi sul mondo degli anziani, con proposte innovative e di alto tenore scientifico e di altrettanto impatto sociale con buone capacità di comunicazione.

Obiettivo dell’ALLEANZA sarà quello di studiare, promuovere e favorire la realizzazione di politiche ed attività per un invecchiamento attivo ed il più possibile in salute finalizzate a declinare, nel nostro Paese, gli atti di indirizzo della Partnership dell’Unione Europea sull’Healthy Ageing per migliorare la salute e la qualità della vita delle persone anziane, ridurre il carico assistenziale per chi se ne prende cura e garantire nel contempo la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi sociosanitari ed assistenziali nel lungo periodo.

L’ALLEANZA si proporrà come interlocutore privilegiato nei confronti di decisori istituzionali nella definizione delle politiche sull’invecchiamento attivo.

L’ALLEANZA dovrà essere fortemente presente sui media grazie ad un’attenta e continua attività di presidio dello scenario mediatico e di intervento proattivo in tutti i contesti utili a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’invecchiamento attivo, contribuendo a smontare luoghi comuni e stereotipi anacronistici.

L’ALLEANZA dovrà sviluppare anche una stabile e riconoscibile presenza nel web e sui social network per diventare il punto di raccolta di tutte le informazioni sull’Healthy Ageing ed il ritrovo virtuale della comunità interessata al tema.

Le politiche sanitarie in un’epoca di forte consapevolezza della popolazione non possono essere ‘calate dall’alto’, ma devono essere sostenute coralmente: le scelte di politica sanitaria devono trovare una larga condivisione da parte dei destinatari.

L’ALLEANZA coinvolgerà, perciò, le principali forze civiche oltre che scientifiche del Paese interessate alla salute dell’anziano cercando di sviluppare una sensibilità diffusa nel mondo istituzionale e politico sulle problematiche e le opportunità dell’Healthy Ageing al fine di favorire la più rapida adozione ed implementazione dei suggerimenti della Commissione Europea sull’invecchiamento attivo.

Un vero e proprio ponte lanciato tra le generazioni di questo Paese e dell’Europa intera per creare un approccio di sistema alle stagioni della vita. Sarà questo il vero nuovo traguardo del genere umano: esplorare una dimensione dell’esistenza dove, fino a pochi anni fa, si pensava di non poter arrivare.

Roma, 25 novembre 2014

  • 23 Novembre, 2014
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Italia sempre più vecchia

Nel 2040 ci saranno 20 milioni di over 65 e senza adeguati interventi aumenterà il numero delle vittime di incidenti stradali, soprattutto nelle città e nei centri urbani. Lo studio di Fondazione Unipolis presentato  a Roma insieme al nuovo sito  www.sicurstrada.it nell’ambito di Citytech

 Negli ultimi dodici anni i morti sulla strade sono praticamente dimezzati: dai  7.096 del 2001 ai 3.653 del 2012 (ultimi dati ufficiali disponibili). Ma il rischio è che questo trend virtuoso si interrompa e, anzi, cambi di segno. Paradossalmente, potrebbe essere proprio l’aumento della longevità degli italiani a determinare questo mutamento di scenario. A spiegarne le ragioni è lo studio realizzato da Fondazione Unipolis, presentato oggi a Roma nell’ambito di Citytech, insieme al nuovo sito www.sicurstrada.it .

Il punto di partenza è l’aumento della popolazione con più di 65 anni da qui al 2040: quasi 20 milioni di persone, rispetto ai 12 milioni e mezzo del 2012, un incremento di ben il 57%; peraltro gli ultraottantenni passeranno da  3,7 a 6,5 milioni (più 74%). Proprio questo dato così positivo determinerà una crescita del numero dei morti sulle strade. Già oggi, infatti, (dati 2012), sulle strade italiane muoiono 83 persone per milione tra gli over 65 (che salgono a 106 per gli ultraottantenni), contro i 55 per milione tra gli under 64 e una media di 61 vittime per milione sull’intera popolazione. Proiettando questi dati al 2040 si avrà un incremento del numero dei morti per sinistri stradali di quasi il 12%, cioè, in totale, 4.086, con un incremento di 433 unità sul 2012.

Questo, naturalmente, se non verranno realizzate politiche adeguate di prevenzione e tutela, soprattutto nei centri urbani e nelle grandi città, dove si concentra la maggior parte – i tre quarti del totale – degli incidenti e il più elevato incremento di vittime, soprattutto pedoni (e ciclisti), anziani in particolare.

Insomma, mentre si assiste a un significativo decremento delle cosiddette “stragi del sabato sera” nelle quali perdono la vita giovani e giovanissimi, una nuova emergenza si profila sulle strade: quella degli anziani.

Ma si può invertire questa tendenza, è possibile perseguire l’obiettivi del dimezzamento del numero dei morti sulle strade al 2020, così come indicato dall’unione Europea? E’ possibile evitare che dopo i giovani siano gli anziani a pagare il prezzo dell’insicurezza stradale? I dati presentati nell’infografica che sintetizza ed esplicita lo studio di Unipolis, richiamano la assoluta necessità di  porre rinnovata attenzione e impegno nello sviluppo di politiche e azioni mirate a ottenere un maggior rispetto delle regole della circolazione, ma soprattutto a promuovere interventi nelle città volti a ridurre la congestione del traffico motorizzato e a favore di forme più avanzate di mobilità sostenibile. Dal potenziamento del trasporto pubblico, all’estensione delle aree pedonali, non solo nei centri storici, ma anche in periferia; dall’ampliamente della rete delle piste ciclabili, in sede protetta, per favorire i trasferimenti di breve raggio entro i 5/10 chilometri all’incremento delle strade con più bassi limiti di velocità, le cosiddette “zone 30”. Si tratta di interventi che possono davvero contribuire a ridurre gli incidenti e le conseguenze più nefaste, tutelando in particolare gli utenti più vulnerabili della strada Gli anziani, appunto, ma anche donne e bambini. Scelte che possono ridurre l’inquinamento e  garantire una qualità della vita migliore e più salubre ai cittadini e alle comunità.

Particolare importanza, inoltre, riveste una legislazione che ponga al centro la tutela delle persone più deboli, come gli anziani, ma anche i bambini e le donne. Un risposta in tal senso dovrebbe venire dalla riscrittura del Codice della Strada, attualmente all’esame della Camera dei deputati, come ha sottolineato l’on Paolo Gandolfi, relatore del disegno di legge delega al governo per la riforma del Codice, intervenuto, insieme a Walter Dondi, direttore della Fondazione Unipolis e a Giordano Biserni, presidente di Asaps – Associazione amici e sostenitori della Polizia Stradale, alla presentazione dello studio e al rinnovato sito www.sicurstrada.it . Sicurstrada è il progetto di Unipolis dedicato alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile e che, da alcuni giorni costituisce la sezione tematica specifica all’interno del sito di Citytech, rappresentato da Barbara Covili, amministratore unica di ClickUtility, organizzatore della manifestazione romana, che ospita – tra martedì 10 e mercoledì 11 – numerosi incontri e dibattiti dedicati al futuro della mobilità urbana, che hanno visto protagonisti, tra gli altri gli assessori al traffico delle principali città metropolitane.

  • 22 Novembre, 2014
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Turisti d’argento. Le mete degli “over 60”

Conferme e sorprese dall’Osservatorio Europcar-Doxa: gli anziani spendono molto e amano il lusso, viaggiano fuori stagione e preferiscono le 4 ruote. Le mete al top? Toscana e Francia

COME e dove vanno in vacanza i senior? Molto spesso e con un alto tasso di poesia ad accompagnarli, racconta la decima indagine dell’Osservatorio Europcar che analizza con Doxa (803 interviste realizzate fra fine giugno e inizio luglio) gli stili di vacanza delle persone fra i 60 e i 79 anni. Una fetta consistente della popolazione italiana che corrisponde a circa 12,5 milioni di concittadini. Ma, rispetto a qualche anno fa, dalle situazioni piuttosto diverse: c’è chi ancora lavora, soprattutto poco dopo i 60 anni, chi ovviamente deve tirare avanti con pensioni minime (50%) e chi invece può disporre di un reddito più elevato (30%). Non è un caso che due su dieci, in particolare in quest’ultimo spicchio, prevedano di concedersi una vacanza di lusso, cifra ampiamente sopra la media nazionale.

Ma come sono, quindi, le vacanze dei nonni? Più frequenti, come si diceva, e in media più lunghe, racconta l’Osservatorio Europcar. Insomma, non sembrano risentire troppo – come quelle di figli e nipoti – della crisi. Sono mirate in particolare alle città d’arte, agli appuntamenti culturali e piuttosto esigenti quanto ai servizi. Basti pensare che la metà del campione (47%) ha fatto o pensa di fare una vacanza nel corso del 2014. Uno dei primi fattori interessanti – manna per gli operatori del settore – è la destagionalizzazione: il 10% si muoverà esclusivamente fuori dai mesi estivi e il 68% sembra deciso a prendersi altri giorni nel corso dell’anno (weekend classici o lunghi ma anche, nel 45% dei casi, settimane o mesi interi) oltre al periodo giugno-settembre. Periodo in cui il raffronto over 60 contro italiano medio è di 17,5 giorni di riposo contro 10.

Insomma, anche se spesso vanno alla casa al mare o in montagna, i turisti senior, con la loro tendenza da long stayer che li avvicina a realtà già consolidate in Centro e Nord Europa, valgono tantissimo. Secondo le stime più prudenti almeno 19,5 miliardi di euro, l’1,25% del Pil. Che diventano 35 miliardi con l’indotto. Ecco perché converrebbe, e molto, puntare di più sui nonni in tour. Architettando per loro servizi come assistenza sanitaria in viaggio e all’arrivo cucita ad hoc, coperture assicurative globali e trasporti organizzati. Non solo salute però: il 9% ha infatti in mente una vacanza con servizi altamente personalizzati, il 7% vuole fare shopping di lusso e il 4% pensa di soggiornare in hotel molto costosi. D’altronde, due turisti senior su 10 partecipano a viaggi organizzati da enti, cral o associazioni ma attenzione, il 49% va da solo e prenota sul web.

Il mare è fra le destinazioni preferite per l’estate (64%). Ma la vera oasi del turismo senior è la montagna: se il 21% la sceglie nei mesi caldi, la preferenza si mantiene costante durante tutto l’anno. Il 12% va invece in campagna o al lago. Le città d’arte vanno fortissimo fra gennaio e giugno (29%) e in autunno (35%). D’altronde, il 64% delle attività dei turisti sopra i 60 anni si concentra nell’ambito culturale: visite a musei, chiese, siti archeologici, palazzi d’epoca precedono infatti escursioni e passioni personali come enogastronomia, terme e sport.

Ecco perché fra le destinazioni più gettonate dai senior c’è un po’ di tutto. In estate si resta in Italia, nel resto dell’anno si va all’estero. In vetta figurano dunque la Toscana (12%), il Trentino-Alto Adige (10%), la Campania (9%), la Liguria e la Puglia (8%). Mentre quando varcano i confini i turisti senior scelgono al 24% la vicina Francia e al 14% la Grecia. Seguono col 7% l’Inghilterra e col 5% la Croazia mentre la Spagna, molto scelta dalle altre fasce turistiche si ferma al 4% delle preferenze, come la Svizzera.

Fra le loro passioni c’è senz’altro l’automobile. Le quattroruote, anche a noleggio per il gusto di scegliere il modello ideale, sono il mezzo prediletto per la vacanza, con il 74%. Staccano di molto l’aereo (13%) e il treno (10%). Una scelta a suo modo romantica, che trasmette voglia di vivere al 100% ogni momento del viaggio. L’indagine dice infatti che i senior assegnano al tempo un valore molto alto rispetto alla popolazione attiva. Ricordano con nostalgia la prima puntata all’estero (22%), la luna di miele (20%), la prima vacanza senza genitori (14%), una destinazione esotica (8%) o un’avventura on the road (3%). La speranza? Rivivere una di quelle esperienze o realizzare un sogno nuovo di zecca. Che faccia leva, come una vacanza itinerante o la visita a un Paese lontano, su ciò che non si è potuto fare in passato.

  • 20 Novembre, 2014
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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