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Alimentazione

Sezione: Alimentazione

Il latte aiuta a combattere la demenza

Bere tanto latte potrebbe far bene al cervello e proteggere dalla demenza senile: infatti uno studio preliminare condotto presso l’università del Kansas mostra che un elevato consumo di latte (2-3 bicchieri al giorno) sarebbe protettivo per il cervello e aumenterebbe al suo interno la concentrazione di un’importante molecola protettiva, l’antiossidante “glutatione”. Pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition, lo studio è tuttavia solo iniziale e il risultato andrebbe confermato con una sperimentazione clinica controllata per vedere se effettivamente il consumo di latte è protettivo contro la demenza. Il latte contiene, oltre a calcio e potassio, anche vitamina B12, importante per il benessere del cervello. Ma finora non era stato considerato per i suoi possibili effetti protettivi per il sistema nervoso. I ricercatori hanno coinvolto un gruppo di 60 persone e chiesto loro di indicare i propri consumi di latte nel recente passato. Poi ciascun volontario è stato sottoposto a una risonanza magnetica ad alta risoluzione che ha permesso di misurare la concentrazione dell’antiossidante glutatione nel cervello. Gli esperti hanno trovato che il glutatione era presente in concentrazioni maggiori nel cervello di coloro che avevano dichiarato di consumare ogni giorno molto latte. Il glutatione ha potenti effetti contro lo stress ossidativo che fa male al cervello ed è legato a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Questo studio evidenzia un nuovo possibile beneficio del consumo di latte negli anziani e serve come punto di partenza per allestire nuove ricerche sull’argomento, si legge in un editoriale di commento al lavoro pubblicato sulla stessa rivista.

  • 30 Marzo, 2015
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Le bevande dietetiche non fanno sempre bene

Il consumo di bibite light, specie se abituale, potrebbe far male agli anziani: aumenta il grasso sulla loro pancia, il più pericoloso in quanto collegato al rischio metabolico e cardiovascolare di un individuo. Lo rivela una ricerca condotta presso l’università del Texas a San Antonio che ha coinvolto 749 individui dai 65 anni in su la cui salute è stata monitorata per quasi 10 anni con visite mediche complete svolte a diversi intervalli di tempo. Il consumo di dolcificanti artificiali (ad esempio aspartame o saccarina) è aumentato negli ultimi anni, come pure il consumo di bibite cosiddette light, o “diet”, proprio perché non zuccherate ma dolcificate artificialmente. Ma, paradossalmente, a questi aumenti non è corrisposta la riduzione della diffusione dell’obesità, tutt’altro. Finora il rischio legato al consumo di bibite light è stato indagato solo nei giovani e negli adulti. Questo studio, invece, va a indagare per la prima volta anche il rischio degli anziani mostrando che, all’aumentare dei consumi di bibite light, aumenta il grasso accumulato sulla loro pancia. Aumenta anche il girovita: ad ogni visita periodica effettuata, l’aumento del girovita tra i consumatori di bibite è risultato triplo rispetto a quello dei non consumatori: mediamente 2,11 cm contro 0,77 cm. (ANSA).

  • 18 Marzo, 2015
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Contrordine, il sale non fa poi così male agli anziani

 

Un nuovo studio suggerisce che il sale nella dieta potrebbe avere poco o nessun effetto sul rischio di malattie cardiache, almeno nei più anziani. Il lavoro, pubblicato su “Jama Internal Medicine”, ha incluso 2.642 persone, con età media 74 anni, la metà delle quali era composto da donne, il 62% da etnia caucasica e il 38% da afro-americani. Tutti erano privi di malattie cardiache all’inizio dello studio, e i ricercatori li hanno seguiti per 10 anni somministrando questionari dietetici per stimare l’apporto di sodio di ognuno di loro. I ricercatori hanno poi ‘aggiustato’ i dati per sesso, razza, indice di massa corporea e oltre due dozzine di altri indicatori di salute e caratteristiche comportamentali. L’apporto di sodio all’interno del campione variava da meno di 1.500 milligrammi al giorno a oltre 2.300 (circa un cucchiaino), ma gli scienziati non hanno rilevato alcuna differenza significativa nel rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca o morte. L’autore principale, Andreas Kalogeropoulos, assistente professore di medicina alla Emory University, avverte che le stime sull’assunzione di sale dello studio erano basate sul “self-report”, cioè su quello che dichiaravano i partecipanti, cosa che non sono sempre rende i dati affidabili. Le attuali linee guida richiedono che l’apporto di sodio sia inferiore a 1.500 milligrammi al giorno per le persone di età superiore a 50 anni. Secondo Kalogeropoulos, prima di innalzare questo limite, “abbiamo bisogno di una sperimentazione clinica prima di andare in questa direzione. E in nessun modo i nostri risultati vogliono rappresentare una ‘licenza’ a consumare più sale”. (Adnkronos)

 

  • 17 Febbraio, 2015
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Sardegna, menù della longevità per gli over80

La dieta antica dei centenari in chiave moderna. Dagli over 80 arrivano i consigli per l’alimentazione del domani: ricette antiche, sapori di un tempo, ingredienti caduti in disuso ma determinanti per una vita lunga e sana. Al “Centro di ricerca sulla alimentazione dei centenari”, ospitato ad Assemini, nella sede della Scuola della Longevità presso Centro di Formazione Ifal, sotto l’occhio vigile dei maestri, giovani cuochi riportano in tavola pietanze dei nonni e delle nonne senza rielaborarli, ma risparmiando sul tempo di preparazione e cottura grazie alle moderne attrezzature. Sapori scomparsi e ai più oggi sconosciuti. Piatti semplici tipici di una cucina povera fatta di quel poco che si aveva a disposizione e presenti nella genuina dieta di centenari e longevi, con particolare attenzione alla Blu Zone Sarda di Barbagia e Ogliastra. Ortaggi, legumi, olio extravergine e olio di lentisco, farina, pesce, vino rosso, pane a fermentazione naturale, latte fermentato, formaggi acidi, prodotti da latte di pecore e capre di allevamenti bradi per tenere sotto controllo il colesterolo. Tra i fornelli a dire l’ultima parola sono gli anziani assaggiatori buongustai. Non si porta niente a tavola se prima Angela, Mario, Luigi e altri ancora non hanno verificato che tutto sia fatto secondo tradizione. In base ai loro suggerimenti sono stati inseriti nel ‘menù della longevità’ zuppa alla sarda, minestra di lenticchie, zuppa di carciofi, favata barbaricina, zucchine con fregola, pane frattau, culurgionis, cavolata, agnello con carciofi, pecora in cappotto, pabassinas, pane di sapa. Queste e altre prelibatezze per una sana cucina fatta di pietanze d’antan tutte da gustare. “Per cucinare questi piatti ci vuole molto tempo – spiega Elvira, 80 anni – oggi sarebbero improponibili, ma con queste cucine moderne si può fare tutto anche in pochi minuti”. A presiedere scuola della longevità’ e laboratorio di ricerca c’è Roberto Pili, presidente Comunità Mondiale della longevità: “L’alimentazione ha un peso maggiore rispetto ai fattori ereditari nel costruire una lunga vita, libera da malattie e disabilità, il cosiddetto invecchiamento sano e di successo – afferma – ecco perché diventa salutare sfogliare gli antichi quaderni delle massaie con le ricette scritte a lapis su pagine di fogli quadrettati con mano ferma e bella grafia. In quelle pagine sono racchiuse le regole del viver sano e mangiare con gusto”. Il vero elisir della lunga e sana vita, a prova di centenari sardi. (UnioneSarda.it) 

  • 6 Febbraio, 2015
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Meno calorie, tanta acqua: la dieta ideale per gli over 65

Senior 1

Focus di Giuseppe Paolisso, ordinario di medicina interna alla Seconda Università di Napoli e presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria

L’idratazione è essenziale per le persone anziane (foto Shutterstock).
Focus di Giuseppe Paolisso, ordinario di medicina interna alla Seconda Università di Napoli e presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria.

L’alimentazione è uno degli elementi chiave per una vita sana dopo una certa età. La dieta degli anziani, infatti, deve tenere conto dei bisogni tipici della vecchiaia. Ecco come si deve mangiare una volta passati i 60 anni per invecchiare bene.

Dieta mediterranea con meno calorie. I capisaldi della piramide alimentare della dieta mediterranea (leggi: con la dieta mediterranea si vive più a lungo) pensata per adulti dai 18 ai 65 anni valgono anche per gli anziani: quindi, i carboidrati devono rappresentare il 55-60% delle calorie assunte ogni giorno, le proteine il 15% circa e i grassi il 25-30%. Quello che cambia è l’apporto calorico quotidiano. Ecco le linee guida dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) per una persona sana che conduce una vita moderatamente sedentaria.
• Dai 65 ai 74 anni: 1.900 calorie per gli uomini e 1.600 per le donne.
• Oltre i 74 anni: 1.700 calorie per lui e 1.500 per lei.

Le calorie vanno suddivise nei tre pasti principali: colazione, pranzo e una cena frugale. Ammessi spuntini a metà mattina o a metà pomeriggio con un frutto fresco.

Carboidrati: pane, pasta, riso e altri cereali possono essere consumati tutti i giorni, ma le quantità vanno ridotte nella dieta degli anziani rispetto a quella standard. Se fino a 65 anni la porzione standard di pasta è di 70 grammi per la donna e 80 per l’uomo, fino a 80 anni scende a 60 per lei e 70 per lui, mentre oltre gli 80 anni diminuisce a 50-60 grammi.

Proteine. La principale accortezza in vecchiaia è di aumentare la percentuale di proteine vegetali (legumi, anche quelli in lattina) rispetto a quella di proteine animali (carne, pesce, salumi, uova, formaggi): se fino ai 50 anni la proporzione è di 40% animali e 60% vegetali, negli anziani bisogna arrivare a 20 e 80%. Le proteine animali devono provenire da uova (fino a due la settimana), carni bianche come tacchino, pollo, coniglio (tre porzioni settimanali), pesce, soprattutto quello azzurro (due-tre porzioni), mentre carni rosse, salumi e formaggi non vanno consumati più di una volta la settimana. È vero che le donne in post menopausa hanno un fabbisogno di calcio elevato per scongiurare il rischio di osteoporosi, ma è preferibile assumere questo minerale tramite latte scremato e ricotta per non aumentare la possibilità di malattie cardiovascolari.

Grassi e condimenti. L’olio extravergine d’oliva è la fonte principale di grassi, cui si aggiungono gli omega 3 del pesce e della frutta secca (da mangiare una volta la settimana). Meglio evitare burro e margarina, ridurre l’uso di sale, mentre si può condire liberamente con aceto, limone, erbe aromatiche e spezie.

Dolci: vanno ridotti al minimo, anche perché dopo i 50 anni cresce in modo significativo l’incidenza di malattie metaboliche, in particolare il diabete. Quindi, concessa una fettina (non una fettona) di torta la domenica, meglio a colazione. Da evitare di sera, quando l’organismo fa fatica a smaltirla.

Bevande. L’acqua non deve mai mancare e le persone anziane devono abituarsi a bere anche se non avvertono lo stimolo della sete (leggi: quanta acqua devi bere alla tua età): almeno due litri al giorno per le donne e due e mezzo per gli uomini, dando la preferenza a minerali calciche e solfato-magnesiache. Banditi gli alcolici, fatta eccezione per un bicchiere di vino rosso a pranzo (mezzo per lei).

  • 12 Ottobre, 2014
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L’alimentazione negli anziani

Come nutrirsi quando i capelli si fanno bianchi? In generale, valgono le regole dell’alimentazione sana per gli adulti, anche se negli anziani solitudine, abbandono, problemi economici, cognitivi e psicologici possono rendere più difficile una nutrizione adeguata.

Come nutrirsi quando i capelli si fanno bianchi? In generale, valgono le regole dell’alimentazione sana per gli adulti, anche se negli anziani solitudine, abbandono, problemi economici, cognitivi e psicologici possono rendere più difficile una nutrizione adeguata.

Calorie: si spendono meno energie, diminuisce la massa magra e quindi cala il fabbisogno di calorie. E’ importante mantenere un certo livello di attività fisica. L’apporto calorico giornaliero raccomandato è:

donna 60-74 anni: 1600-1900 chilocalorie

uomo 60-74 anni: 1900-2250 calorie

donna dopo i 75 anni: 1500-1750 calorie

uomo dopo i 75 anni: 1700-1950 calorie

Proteine: il fabbisogno resta costante, privilegiando il pesce (ricco di grasi polinsaturi benefici per il sistema cardiovascolare), legumi, uova, latte e formaggi (senza esagerare, specie con quelli stagionati). Fra le carni sono da preferire quelle bianche (pollame e coniglio) e più magre.

Grassi: vanno ridotti preferendo quelli più ricchi in acidi monoinsaturi e polinsaturi: olio di oliva, alcuni oli di semi, grassi del pesce e della frutta secca (in piccole dosi). Limitare carni rosse e salumi, ricchi di sale e grassi saturi.

Carboidrati: meglio scegliere quelli complessi, contenuti in cereali, pane integrale, legumi e certi tipi di verdura e di frutta, che forniscono energia, fibra, ferro, insieme ad altri minerali e vitamine. Evitare di eccedere con zuccheri raffinati e alimenti pronti.

Bere: è importante assicurare la giusta idratazione, ricordandosi di bere acqua senza aspettare di essere assetati (con l’età avanzata lo stimolo della sete tende a ridursi) . Da tenere sotto controllo il consumo di alcol.

Poco e vario: anche per facilitare la digestione è bene frazionare l’apporto alimentare quotidiano in più piccoli pasti; soprattutto per gli anziani che vivono soli la tentazione di saltare i pasti o di adattarsi a piatti freddi e riscaldati è forte: vale la pena sforzarsi di preparare cibi semplici ma appetitosi, adeguandosi a eventuali problemi (ad esempio di masticazione).

(tratto dalle Linea Guida per un’alimentazione sana dell’Inran)

  • 12 Ottobre, 2014
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, Fondazione Dieta Mediterranea, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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