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    Le malattie croniche intestinali mettono i soggetti a rischi maggiore?

    Mio figlio di 19 anni soffre di RCU dall’età di 3 anni. Attualmente la malattia è in remissione e controllata con 2400 mg/die di antinfiammatori (mesalazina). I soggetti con malattie croniche intestinali (MICI) sono considerati maggiormente a rischio? Anche se attualmente in remissione non assumono immunosoppressori o cortisone? Grazie.

    Risponde la professoressa Susanna Esposito, Professore Ordinario di Pediatria, Università di Parma, Direttore della Clinica Pediatrica, Ospedale dei Bambini P. Barilla, Azienda Ospedaliera-Universitaria, Parma

    In merito a questa domanda ci tengo a tranquillizzare tutti coloro che hanno malattie croniche autoimmuni o immunomediatiche che richiedono una terapia immunosoppressiva nella fase di remissione della patologia come in questo caso – parliamo di una malattia infiammatoria cronica intestinale: non ci sono condizioni che portano ad avere un aumentato rischio di infezione da Covid-19 e un’aumentata gravità delle manifestazioni cliniche. In questo caso, quindi, ricevere esclusivamente una terapia antiinfiammatoria non condiziona un maggior rischio di malattia o malattie gravi. Come tutti i pazienti che accedono frequentemente all’ospedale, il fatto di andare spesso lì porta a poter essere esposti a eventuali rischi, ma raccomandiamo – ormai da tempo – l’utilizzo di mascherine per tutti coloro che vanno a effettuare visite per la loro malattia di base. A tal proposito sottolineo l’importanza di non ritardare le visite, proprio perché ormai in ospedale ci si è organizzati con visite distanziate senza dover incorrere in problematiche di alcun tipo. Però sia il paziente che eventuali accompagnatori devono indossare la mascherina chirurgica – che copra naso e bocca – anche se non presentano, come appunto in questo caso, rischi aumentati di acquisizione dell’infezione o di malattia grave.

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