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Screening

Sezione: Screening

La solitudine uccide gli anziani

Secondo uno studio statunitense presentato al meeting dell’American Association for the Advancement of Science, la solitudine aumenterebbe in un anziano la probabilità di morte prematura del 14 per cento.
Questa percentuale sarebbe simile a quella imputabile alla presenza di condizioni socio-economiche negative. Inoltre il senso di solitudine aumenta il rischio di  ipertensione, una cattiva qualità del sonno, di un aumento degli ormoni legati allo stress e anche di un’alterata regolazione del sistema immunitario.

  • 12 Ottobre, 2014
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Actifcare: studio europeo sulle malattie neurodegenerative

Si cerca di capire come ottimizzare l’assistenza alle persone con demenza nei Paesi in cui i pazienti non ricevono ancora i servizi del tipo, della qualità e con le tempistiche di cui hanno bisogno perchè il sistema sanitario non riesce a fare incontrare “domanda” e offerta

Favorire le sinergie tra i Paesi europei per identificare le cause delle malattie neurovegetative e sviluppare trattamenti e cure per le persone colpite da queste patologie: in sostanza, abbreviare i tempi della diagnosi per intervenire quanto prima possibile. È questo l’obiettivo di Actifcare (ACcess to TimelyFormal Care), un progetto europeo di programmazione congiunta nell’ambito delle malattie neurodegenerative, finanziato dal ministero della Salute. Ad Actifcare, la più grande iniziativa di ricerca sulle malattie neurodegenerative mai avviata, sta lavorando un pool internazionale di cui fanno parte l’Iiccs Centro S. Giovanni di Dio – Fatebenefratelli di Brescia, la Fondazione Fatebenefratelli per la ricerca e la formazione sanitaria e sociale di Roma e la Clinica neurologica dell’Università di Brescia.
«Con Actifcare analizziamo i percorsi di assistenza per persone con demenza e per le loro famiglie nei diversi Paesi europei – spiega Orazio Zanetti, che dirige l’Unità Alzheimer dell’Irccs del Fatebenefratelli bresciano – nel tentativo di comprendere meglio le ragioni delle ineguaglianze che si verificano ancora nell’accesso all’assistenza sanitaria In assenza di una cura che possa alterare il corso delle malattie neurodegenerative – sottolinea – è importante ottimizzare i percorsi che conducono dalla diagnosi precoce all’assistenza, percorsi che, se ottimizzati, incidono positivamente sia sulla cura del malato che sulle spese che essa comporta». Molti Paesi europei, infatti, hanno adottato strategie per la promozione del riconoscimento tempestivo della demenza ma, «nonostante questi sviluppi- ammette lo specialista – spesso le persone che soffrono di demenza non ricevono i servizi del tipo, della qualità e con le tempistiche di cui hanno bisogno».
Le stime dicono che in Europa quasi 10 milioni di persone soffrono di una forma di demenza: il 28% del problema a livello planetario. Con costi altissimi: per esempio, per l’assistenza medica e sociale alle persone con Alzheimer si spendono più di 135 miliardi di dollari. Una persona con demenza moderata ha bisogno di assistenza e sostegno sempre maggiori contestualmente alla progressiva perdita della capacità di svolgere le attività quotidiane. Due terzi delle persone con demenza moderata vivono da sole o con un familiare. Buona parte di supporto e assistenza vengono forniti da famigliari non pagati: in Europa, infatti, quasi due terzi delle persone con demenza moderata riceve assistenza non pagata.
Nel concreto Actifcare procederà a una comparazione dei sistemi di assistenza sanitaria che danno accesso all’assistenza domiciliare in otto Paesi (Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Olanda, Portogallo, Olanda, Regno Unito e Svezia), valuterà l’accesso e l’uso dei servizi di assistenza formale da parte delle persone con demenza moderata e i loro assistenti ed esaminerà come questo si collega ai loro bisogni (in)soddisfatti e alla loro qualità di vita. Saranno inoltre valutati costi, conseguenze e due nuovi strumenti di misurazione .
Il progetto è guidato dall’Università di Maastricht e unisce partner da tutta l’Europa: oltre all’Italia, Germania (Martin-Luther University, Halle-Wittenberg), Irlanda (Dublin City University), Norvegia (Norwegian Center of Ageing and Health, Oslo), Portogallo (Faculdade de Ciências Médicas, Universidade Nova de Lisboa, Lisbon), Svezia (Karolinska Institutet, Stockholm) e Regno Unito (Bangor University e University College London).

  • 12 Ottobre, 2014
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, Fondazione Dieta Mediterranea, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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