Nel report Cities for All Ages, l’OCSE fotografa l’invecchiamento urbano e le sue implicazioni
Il progressivo invecchiamento della popolazione non riguarda più solo le aree rurali o i piccoli centri lontani dalle grandi direttrici economiche. Anche le città, da sempre associate all’idea di dinamismo e giovinezza, stanno attraversando una trasformazione profonda. Il report Cities for All Ages, pubblicato dall’OCSE nel 2025, analizza questo fenomeno nei Paesi membri, mettendo in luce come le aree urbane debbano oggi affrontare con urgenza le sfide poste da una popolazione che cambia. Non si tratta solo di adattare spazi e servizi, ma di ripensare l’intera idea di città per renderla accessibile, sicura e vivibile per tutte le età.
UN CAMBIAMENTO CHE ATTRAVERSA LE CITTÀ
Le città sono sempre state raccontate come luoghi di energia e cambiamento, animate da flussi costanti di giovani in cerca di opportunità. Ma oggi, in molte di esse, si respira un’aria diversa. L’età media si alza, gli abitanti camminano più lentamente, le voci dei bambini si fanno più rare. Non è una sensazione: è un fenomeno reale, misurato, e riguarda tutte le città dei Paesi OCSE.
Dal 2000 al 2022, in ogni area urbana analizzata, è aumentato il numero di persone con più di 65 anni rispetto a quelle in età lavorativa. E secondo le proiezioni, entro il 2040, quasi un terzo della popolazione urbana avrà superato quella soglia. In alcune nazioni – tra cui l’Italia, il Giappone e la Corea – il rapporto sarà ancora più marcato: un cittadino su tre sarà anziano, se non uno su due.
LE CITTÀ CHE INVECCHIANO PIÙ IN FRETTA
Il cambiamento non si distribuisce in modo uniforme. Le grandi metropoli continuano ad attrarre giovani, ma i centri di medie e piccole dimensioni stanno vivendo una transizione più rapida e silenziosa. In molte città con meno di 500.000 abitanti, il ritmo dell’invecchiamento è addirittura doppio rispetto a quello delle grandi capitali. E spesso questi centri sono anche quelli con meno risorse per adattarsi al cambiamento.
È qui che il paesaggio urbano comincia a raccontare un’altra storia: strade troppo veloci per chi cammina piano, autobus che non si fermano dove servirebbe, marciapiedi stretti e pieni di ostacoli, panchine che mancano. Spazi che escludono anziché accogliere.
QUANDO I NUMERI DIVENTANO VITE
L’invecchiamento urbano non è solo una questione di statistiche. È qualcosa che si riflette nelle piccole azioni quotidiane: nel tempo che ci vuole per attraversare la strada, nella difficoltà di salire su un tram, nella scelta di restare a casa perché “fuori è complicato”. È il volto di chi, pur abitando in città, si sente lontano da tutto.
Ma ci sono anche conseguenze meno visibili e più profonde. Quando gli spazi non sono pensati per accompagnare l’età che avanza, aumentano i rischi per la salute, cresce il senso di solitudine, si riduce la partecipazione sociale. Le città diventano più costose da gestire e meno capaci di generare benessere. Eppure, l’invecchiamento può essere anche un’opportunità, se riconosciuto e affrontato con lungimiranza.
RIPENSARE LA CITTÀ, PARTENDO DALL’ETÀ
Il report dell’OCSE invita proprio a questo: a guardare al cambiamento come a un’occasione per ridisegnare le città in modo più giusto e inclusivo. Una città per tutte le età non è solo una città più adatta agli anziani, è una città più vivibile per tutti. Dove muoversi è più semplice, dove i servizi sono più vicini, dove gli spazi pubblici sono pensati per favorire la relazione, la cura, la presenza.
Perché la questione non è solo chi abita la città, ma come la città si prende cura di chi la abita. E se è vero che una persona su quattro sarà anziana nei prossimi decenni, non possiamo più permetterci di considerare l’età un dettaglio. Deve diventare una chiave di lettura per ripensare la vita urbana, fin dalle sue fondamenta.
Il report OCSE “Cities for All Ages” (2025) completo è disponibile a questo link.