• 11 SET 19
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    Alzheimer? Ecco le tre ricette per la salute

    Alzheimer? Ecco le tre ricette per la salute

    L’Alzheimer è l’incubo dei più giovani, soprattutto di chi ha vissuto accanto a un parente, amico o conoscente che con questa forma di demenza senile ci ha convissuto fino alla morte.

    Il primo stadio della malattia si manifesta dopo i 60 anni. Prima di allora, molto c’è da fare. Non ci sono dei sistemi certi per avere una diagnosi all’inizio della malattia, ma si conoscono con certezza le varie fasi.

    I normali segni dell’invecchiamento iniziano dopo i 40-45 anni di età e dopo i 60 è comune avvertire lievi difficoltà di memoria oppure non ricordare nomi, numeri, luoghi in cui si ripongono oggetti. Passati i 65 anni di età, circa il 10 percento delle persone accusa difficoltà di memoria. Per la maggioranza di questi, i problemi rimarranno stabili per tutta la vita, per altri peggioreranno e si evolveranno in una forma di demenza. E’ così che si presenta il secondo stadio della malattia.

    A questo punto, inizia la malattia vera e propria e per i primi 2 o 3 anni, i familiari dei pazienti si accorgeranno dei cambiamenti nei comportamenti, nelle difficoltà di provvedere alle incombenze della vita quotidiana, con episodi di perdita di orientamento. Le attività semplici come vestirsi o lavarsi diventeranno complesse nello stadio V che sarà caratterizzato da confusione, stati d’ansia, violenza verbale o fisica e discorsi sconnessi. Nell’ultimo stadio, che può durare anche molti anni, il paziente con alzheimer non cammina più, non si esprime, perde la capacità di deglutire.

    Questa indecifrabile malattia, in realtà, affligge meno di un terzo del totale di chi soffre di demenza senile. Gli scienziati sono certi che esistono molte forme di demenza non più come una singola malattia, ma come una sindrome, un insieme di sintomi provocati da cause diverse. Pare non siano le placche al cervello la causa di deterioramento, come si è sempre creduto sulla base delle ipotesi portate avanti sia dal primo studioso da cui la malattia prese il nome che da altri negli anni successivi. A deteriorare il cervello non sono le placche. A darne conferma è stato lo studio condotto su un’ illustre matematica, morta a cento anni in perfetta lucidità mentale, il cui cervello risultava invaso da placche e neurofibrille.

    La scienza fa passi da gigante su ogni fronte, ma l’alzheimer ha ancora dei segreti. In questo momento, si sta lavorando per individuare ed etichettare come “potenziali malati di alzheimer” persone perfettamente sane che non hanno e potrebbero non avere mai alcun sintomo.

    Uno studio che dovrebbe concludersi il prossimo anno sta testando l’anticorpo solanezumab in persone in cui sono presenti accumuli di placche, ma non hanno sintomi al fine di creare il farmaco curativo. In un altro, una rete di centri sta testando lo stesso tipo di farmaci in persone sane ma portatrici di mutazioni note alla causa dell’alzheimer.

    Più di cento anni di studi sulle demenze e la sospensione della ricerca di nuovi farmaci da parte delle case farmaceutiche fanno pensare che la malattia stia vincendo, ma il trucco pare essere uno soltanto: prevenire.

    Tenere allenata la mente imparando cose nuove e facendo vita sociale, tenere nei limiti la pressione arteriosa a partire dai 45-50 anni, fare attività fisica: sono queste le tre ricette per la salute contro l’alzheimer, ribadito anche in un articolo di Chiara Palmerini sulla rivista Focus.

    Tuttavia, i sentimenti sono quelli che si dimenticano meno nelle persone che soffrono di questa demenza.

    I momenti di lucidità sono quelli che spariscono sempre con maggiore frequenza in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo esponenziale della malattia, ma il ricordo del sentimento che ha legato il paziente a una persona cara sembra non svanire del tutto. Chi ha avuto esperienza con un parente malato è certo del potere delle emozioni nella malattia di alzheimer. Il nome dei figli o dei nipoti, cosa si è appena mangiato, se si è giovani o anziani, si dimentica tutto ma non le emozioni. Il potere degli abbracci e delle carezze, la comunicazione positiva si insinua negli anziani con alzheimer e permane per lungo tempo, così come accade se si ha una reazione brusca nei loro confronti, che rimarranno tristi per molto e molto tempo perché la loro vita emotiva  è sempre attiva.

    Amare, prevenire, avere amici, mangiare sano, fare sport e attendere che la scienza faccia le valutazioni giuste: questo metterà a tappeto una delle forme di demenza senile più temute.

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