In occasione della Giornata mondiale del cuore, i dati ISTAT e ISS mostrano quanto conti muoversi per restare attivi e quanto pesino territorio, reddito e solitudine
Arrivati a 65 anni, in Italia si può contare in media su altri vent’anni di vita, ma non tutti vissuti allo stesso modo. Secondo i dati del Rapporto BES 2024 dell’ISTAT, un 65enne ha davanti a sé 10,4 anni senza limitazioni nelle attività quotidiane, quasi un anno in più rispetto al 2014. Per le donne il bilancio è più sfavorevole: a fronte di 22,6 anni di vita attesa, quelli vissuti in piena autonomia sono 10,3, meno della metà. Per gli uomini gli anni attesi sono 19,8, di cui 10,6 senza limitazioni.
Oggi si celebra la Giornata mondiale del cuore, e quegli anni in autonomia sono il modo più concreto per leggerla. Dopo i 65 anni le malattie del cuore e dei vasi diventano più frequenti: secondo il Ministero della Salute, la maggior parte degli ictus si verifica proprio dopo questa età, e tra gli ultrasessantacinquenni sono molto diffusi fattori di rischio come l’ipertensione, il diabete e la fibrillazione atriale. Un ictus, un infarto o uno scompenso possono togliere di colpo la possibilità di camminare, uscire di casa, prendersi cura di sé e degli altri. Proteggere il cuore, allora, vuol dire proteggere proprio quegli anni.
Il punto di partenza, però, non è uguale per tutti. Secondo i dati ISTAT, un 65enne che vive nel Nord-ovest può aspettarsi 11,8 anni senza limitazioni, uno che vive nelle Isole 8,8: tre anni di vita attiva di differenza. La stessa linea si ritrova in uno dei comportamenti che più proteggono il cuore, il movimento. Secondo i dati della sorveglianza PASSI d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi al biennio 2023-2024, nelle regioni meridionali quasi un over 65 su due (48%) è completamente sedentario, contro il 32% del Nord.
La geografia, tuttavia, racconta solo una parte della storia. Sempre secondo i dati PASSI d’Argento, è sedentario il 46% degli over 65 con molte difficoltà economiche, contro il 31% di chi non ne ha, e il 47% di chi ha un basso livello di istruzione, contro il 33%. Pesano anche la solitudine, con il 42% di sedentari tra chi vive solo contro il 35% di chi vive con altri, e il genere: le donne sedentarie sono il 40%, gli uomini il 33%. Invecchiare in movimento dipende anche dalle condizioni in cui si vive.
La buona notizia è che qualcosa si muove. Secondo i dati PASSI d’Argento, gli over 65 che raggiungono i livelli di attività fisica raccomandati dall’OMS sono passati dal 35% del 2020-2021 al 42% del 2023-2024. Resta però un 37% completamente fermo, quota che sale al 56% dopo gli 85 anni.
L’obiettivo non richiede prestazioni sportive. Il Ministero della Salute indica per gli over 65 da 150 a 300 minuti a settimana di attività aerobica moderata, come una passeggiata a passo sostenuto, da raggiungere con gradualità e, per chi è stato a lungo sedentario, dopo un confronto con il proprio medico. Eppure il movimento entra ancora poco nelle conversazioni con il medico. Secondo i dati PASSI d’Argento, solo il 27% degli over 65 ha ricevuto nell’ultimo anno il consiglio di fare attività fisica da un medico o da un operatore sanitario, e la quota resta sotto il 30% anche tra chi ha almeno una patologia cronica.
“L’attività fisica dovrebbe essere considerata a pieno titolo parte della cura”, commenta Francesco Macchia, direttore di HappyAgeing. “Consigliarla è il primo passo, ma servono anche percorsi, spazi e occasioni che permettano alle persone di muoversi in sicurezza vicino a casa, soprattutto nei territori dove oggi è più difficile. È la direzione indicata nel nostro Libro bianco sull’attività fisica per l’invecchiamento attivo, che già nel 2024 proponeva programmi di movimento di prossimità, formazione per i medici di medicina generale e per chi assiste gli anziani, e un’attenzione particolare alle persone fragili o con malattie croniche, spesso le più escluse. Su questo HappyAgeing continuerà a lavorare con le Regioni, i Comuni, le società scientifiche il Terzo Settore, perché è lì che si guadagnano anni di autonomia”.
Accanto al movimento c’è un gesto ancora più semplice. Secondo i dati dell’indagine condotta dall’ISS sulla popolazione tra 35 e 74 anni, è iperteso il 49% degli uomini e il 39% delle donne, e circa un terzo di loro non sa di esserlo. Misurare la pressione con regolarità, dal medico, in farmacia o a casa, è il modo più immediato per accorgersene in tempo e non lasciare che un valore trascurato tolga anni di vita attiva.
Tra i gesti di prevenzione ce n’è anche uno a cui si pensa meno: un vaccino. L’herpes zoster, il “fuoco di Sant’Antonio”, non provoca solo dolore: l’infezione si associa a un aumento temporaneo del rischio di infarto e ictus. Secondo una revisione di studi presentata al congresso 2025 della Società europea di cardiologia, tra gli adulti dai 50 anni in su chi è vaccinato contro lo zoster ha un rischio di eventi cardiovascolari più basso del 16%. In Italia il vaccino è gratuito per chi compie 65 anni e per le persone più a rischio: chi ha una malattia cardiaca può chiedere al proprio medico se rientra tra queste.