Il direttore Francesco Macchia porta alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla transizione demografica la visione dell’Alleanza, che chiede di leggere l’allungamento della vita come un investimento in salute, lavoro e partecipazione e non soltanto come un costo.
Oggi HappyAgeing è stata udita dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, istituita presso la Camera dei deputati. Il direttore Francesco Macchia ha presentato la memoria dell’Alleanza, che prende le mosse dai dati raccolti dalla stessa Commissione nel Documento di sintesi dell’attività svolta fino al 31 dicembre 2025, approvato il 3 marzo scorso.
Il quadro è quello di un Paese che si colloca in una posizione di frontiera. Al 1° gennaio 2025 gli over 65 erano 14.573.000, un quarto della popolazione residente, e la speranza di vita alla nascita aveva toccato il livello più alto di sempre, 83,4 anni in media. Secondo le proiezioni ISTAT richiamate dalla Commissione, nel 2050 gli ultrasessantacinquenni arriveranno al 34,5% della popolazione.
Per HappyAgeing questi numeri non descrivono un problema in sé, ma una conquista sociale e scientifica, che richiede però un ripensamento strutturale dei sistemi sanitari, assistenziali, previdenziali, del lavoro e dell’abitare, perché gli anni guadagnati siano vissuti in buona salute, autonomia e partecipazione. Da qui le perplessità dell’Alleanza sul documento della Commissione, che legge l’invecchiamento soprattutto in termini di costi. “Si parla di invecchiamento e non di longevità, di spesa sanitaria e pensionistica e non di un potenziale investimento nella produttività della longevità”, osserva Macchia. “Eppure, secondo le stime del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, la silver economy dei soli over 65 vale 363 miliardi di euro, il 17% del PIL 2024. L’Italia, secondo Paese più longevo al mondo, ha la responsabilità di diventare uno straordinario pilota nel ripensamento integrale della società in un’ottica di longevità, a partire dalle parole che usiamo: devono guardare avanti e rifuggire ogni forma di ageismo, anche la più recondita”.
Le proposte presentate toccano più fronti. Sul piano dell’assistenza, la memoria chiede di superare un modello ancora centrato sull’ospedale a favore di una sanità territoriale e di prossimità, che prenda in carico la persona nella sua interezza, accompagnata da forme di domiciliarità condivisa come il cohousing, dalla telemedicina e dal contributo di farmacie e infermieri di comunità. Sulla prevenzione, HappyAgeing ribadisce che le vaccinazioni sono un investimento e non una spesa: secondo le evidenze raccolte dall’Alleanza, ogni euro impiegato nella vaccinazione contro l’Herpes Zoster può generare fino a 782 euro di beneficio per la società.
C’è poi il lavoro, perché l’invecchiamento attivo si costruisce per tempo e non si improvvisa a ridosso della pensione. In linea con quanto indicato da CGIL, CISL e UIL in una precedente audizione, l’Alleanza sostiene interventi da avviare almeno un decennio prima dell’uscita dal lavoro, dalla revisione degli orari al mentoring intergenerazionale. E poiché carriere brevi, discontinue o poco retribuite portano a pensioni più povere, la memoria propone di rafforzare la previdenza complementare e di valutare una pensione di garanzia per le nuove generazioni, con l’equità intergenerazionale come criterio guida.
La conclusione è una constatazione: l’Italia dispone già degli strumenti normativi per affrontare la transizione demografica, dalla legge n. 33/2023 al decreto legislativo n. 29/2024 fino al Piano nazionale per l’invecchiamento attivo in via di definizione, ma risorse e capacità organizzativa restano ancora insufficienti rispetto alla scala del fenomeno. HappyAgeing rinnova quindi la propria disponibilità a offrire un contributo tecnico alla Commissione, convinta che l’invecchiamento della popolazione, accompagnato da politiche adeguate, possa diventare un’opportunità di coesione e di crescita per il Paese.