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Screening

Sezione: Screening

La medicina predittiva come elisir di lunga vita

Arrivare a 120 anni in buona salute. E’ il sogno di molti e potrebbe essere una realtà tra pochi anni. Il segreto? La medicina predittiva. “Ho studiato oltre 500 centenari e questi hanno sempre rispettato delle regole esatte nella loro vita. Indicando la strada giusta a chi è già in buona salute, e la medicina predittiva può farlo perché viene prima della prevenzione ed è in grado di dire ad un soggetto sano cosa può fare per rimanere tale, potremmo arrivare a vivere fino a 120 anni”. Lo spiega Vincenzo Marigliano, ordinario di Gerontologia e geriatria dell’Università Sapienza di Roma, tra i relatori del simposio a Roma “Anziani, una risorsa da valorizzare”, promosso dall’Associazione culturale “L’Alba del Terzo Millennio”. “Gli anziani italiani – aggiunge Marigliano – stanno in media meglio dei coetanei europei. Il problema è che le abitudini vecchie ma sane di un tempo vengono abbandonate per quelle moderne, molto meno votate al benessere della persona. Questo incide notevolmente sulla loro salute. La crisi economica – conclude – ha cambiato le abitudini degli anziani, fanno meno la spesa, sono spesso soli e così mangiano male. Inoltre sono poco e male informati su quali stili di vita condurre per rimanere in forma. Un problema sempre più diffuso” (Adnkronos Salute)

  • 8 Maggio, 2015
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Firenze, gli over65 sono l’11 per cento dei residenti

Sono 43.749 gli abitanti di Firenze con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni. E’ quanto emerge dal rapporto Urbes sul benessere equo e sostenibile nelle città italiane 2015. Secondo l’indagine, gli anziani a Firenze rappresentano l’11,6% del totale. C’è una certa prevalenza di donne, il 55,7% contro il 44,3% degli uomini. Il nucleo di Urbes 2015 è costituito dai capitoli redatti dai Comuni, con i quali si è voluto fornire una prima descrizione delle tendenze e dei livelli di benessere nelle città italiane. Ogni città è stata chiamata a leggere i dati che la riguardano, in modo da fornire una rappresentazione multidimensionale dello stato del benessere nella propria realtà locale e delle linee di evoluzione che si sono manifestate nel periodo dal 2004 al 2011-2012, in modo da includere anche la crisi economica iniziata nel 2008. Il volume scaturisce dal progetto UrBes, coordinato dall’Istat, cui ha partecipato una rete costituita principalmente dai Comuni capofila delle città metropolitane.

  • 6 Maggio, 2015
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Cuneo, partono gli ambulatori per la gestione dei pazienti cronici

E’ stato presentato nelle valli del Saluzzese il progetto pilota dell’Asl Cn1 degli “Ambulatori della salute”. Rappresentano un modello organizzativo nuovo, a supporto del medico di medicina generale, per la gestione del paziente affetto da patologie croniche. “Abbiamo iniziato dal Saluzzese – spiega Andrea Gili, direttore del distretto di Saluzzo – perché qui la presa in carico dell’intero percorso di cura del paziente è un obiettivo imprescindibile per la nuova organizzazione”. “Quello del Saluzzese è un progetto pilota – spiega il direttore generale dell’Asl CN1 Gianni Bonelli – e se, come pensiamo, funzionerà, dovrebbe essere esteso a tutto il territorio dell’Asl, perché rientra nella strategia aziendale di rafforzare il territorio, attribuendo una vocazione diversa agli ospedali”. All’interno di ogni ambulatorio verrà individuata la figura del “case manager”, l’infermiere che farà da raccordo tra gli utenti e l’ospedale di territorio. Ogni ambulatorio della salute si occuperà della presa in carico di anziani con patologie croniche. I tre ambulatori diventeranno operativi dal mese di giugno. 

  • 4 Maggio, 2015
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Migliora l’invecchiamento attivo in Europa

 

Buone notizie per gli anziani di molti paesi europei: migliora la loro capacità di invecchiare in salute e restando attivi, sia sul fronte dell’occupazione, sia a livello di partecipazione sociale, sia sul fronte della propria autonomia e indipendenza nella vita di tutti i giorni. Gli anziani europei, insomma, hanno oggi migliori chance di invecchiamento attivo. È quanto rivela un rapporto presentato a Bruxelles e stilato presso l’Università di Southampton da Asghar Zaidi. La crisi economica non ha inciso, quindi, sull’invecchiamento attivo; eccezion fatta per la Grecia in cui le condizioni degli anziani sono peggiorate nel periodo considerato (2010-2014). L’indice di misura usato per valutare la qualità dell’invecchiamento attivo di 28 paesi EU è salito mediamente di due punti. Prima in classifica risulta essere nel 2014 la Svezia, mentre l’Italia (che ha visto un miglioramento di 4 punti in 4 anni) si piazza quattordicesima. Il fiore all’occhiello degli anziani del Bel Paese è la loro partecipazione sociale che li vede al secondo posto della classifica dopo l’Irlanda. “L’Italia si trova al di sopra delle medie europee ma è in posizioni più defilate rispetto ai paesi nord-europei sul fronte del welfare, mentre va bene sul fronte della partecipazione sociale e questo si spiega perché il concetto di famiglia in Italia è più radicato che nei paesi del Nord, commenta Giuseppe Paolisso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. Società scientifica partner dell’Alleanza Happy Ageing. Invecchiamento attivo – si legge nel report britannico – significa invecchiare in buona salute e come parte attiva della società, sentendosi più coinvolto sia in ambito occupazionale sia sociale, più indipendente nella vita quotidiana e più impegnato come cittadino. Dal rapporto emerge un miglioramento medio complessivo dell’Europa di circa due punti. Questo miglioramento si osserva nonostante crisi economica e misure di austerità prese dai governi negli ultimi anni. L’aumento più elevato si è riscontrato nell’ambito della partecipazione sociale (+3 punti in media per i 28 paesi EU), miglioramento influenzato da forti cambiamenti in molti paesi europei nella proporzione degli anziani che si occupano di bambini e nipoti, particolarmente in Italia, ma anche a Cipro, Irlanda e Slovacchia.

 

  • 17 Aprile, 2015
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Aumentano i casi di listeriosi tra gli anziani dell’Ue

Tra le malattie legate ad alimenti e acqua, la più frequente e segnalata in Europa è la campilobatteriosi, ma continuano ad aumentare in modo preoccupante anche i casi listeriosi, soprattutto tra gli anziani. La patologia è causata da un batterio e viene spesso contratta attraverso l’ingestione di alimenti crudi. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto di sorveglianza del Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc) sulle malattie legate agli alimenti o all’acqua nell’Unione europea tra il 2010 e 2012. L’indagine si è concentrata sulle sette principali malattie di questo tipo: salmonellosi non tifoidea, febbre tifoide e paratifoide, campilobatteriosi, infezioni da E. coli produttori di Shiga/Vero-tossine, listeriosi, shigellosi e yersiniosi. Dai dati emerge che la maggior parte di queste patologie ha un tasso di mortalità inferiore all’1%, tranne la listeriosi per cui è stato del 16%. Andando più nel dettaglio, il rapporto mostra che di campilobatteriosi sono stati segnalati 662.521 casi tra il 2010 e 2012, confermando il continuo aumento registrato dal 2008, con il maggior picco tra giugno e agosto. Di listeriosi invece sono stati riportati 4851 casi, che hanno portato alla morte di 517 persone, e solo nel 2% dei casi l’infezione è stata acquisita dopo un viaggio. A preoccupare è l’aumento di casi tra gli over65enni.

  • 13 Aprile, 2015
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La compagnia favorisce l’invecchiamento in salute

Aiutare gli anziani a sentirsi meno soli e ad essere meno isolati – magari anche solo con telefonate o visite domiciliari periodiche o con programmi a favore della vita comunitaria – potrebbe ridurre le visite mediche cui essi si sottopongono e anche quindi eventuali costi e prestazioni sanitarie impropri. Infatti uno studio condotto presso la University of Georgia, College of Public Health e pubblicato sull’American Journal of Public Health mostra che gli anziani che si sentono cronicamente soli vanno più spesso dal medico a farsi visitare. “Che la solitudine possa avere un ruolo negativo nella percezione di segni e sintomi di malattia da parte dell’anziano non c’è dubbio – commenta il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Nicola Ferrara – ed è credibile che il paziente si rivolga a chi gli sta più vicino che – se non ha parenti stretti – è spesso il proprio medico. Quando ciò si verifica la conseguenza è una prestazione sanitaria potenzialmente impropria che non risponde alle reale esigenze di salute del paziente e che potrebbe portare a eccesso di medicalizzazione con prescrizioni di esami e farmaci inutili”. Molti recenti studi hanno dimostrato che la solitudine – vera che sia o anche solo percepita dall’individuo – nuoce alla salute. Sicuramente, quindi, un anziano solo potrebbe avere realmente più problemi di salute e quindi, per questo, rivolgersi più di frequente al proprio medico. Ma i ricercatori Usa hanno anche voluto vedere se la solitudine in sé possa spingere l’anziano nello studio medico anche senza un reale motivo di salute, per esempio anche solo come scusa per avere un contatto umano. Per verificare questa ipotesi gli esperti hanno coinvolto oltre 3500 anziani e in due anni differenti (2008 e 2012) determinato con questionari ad hoc l”’indice di solitudine” di ciascuno. I ricercatori hanno confrontato i risultati dell’indice di solitudine col numero di visite mediche dell’anziano e visto che gli anziani che dichiaravano di sentirsi più soli e in modo cronico (cioè sia nel 2008 sia nel 2012) avevano preso un maggior numero di appuntamenti presso il proprio medico nel corso di ciascun anno. Quindi molte di queste visite possono essere state mosse dal mero bisogno di un contatto umano da parte dell’anziano, per cui “ben vengano tutti i programmi di socializzazione o di coinvolgimento dell’anziano in attività socialmente utili – conclude Ferrara – che fanno sentire meglio l’anziano producendo effetti positivi sulla sua salute, evitano eccesso di medicalizzazione” e da ultimo possono evitare spreco di risorse.

  • 7 Aprile, 2015
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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