HappyAgeing
  • Home
  • L’Alleanza
  • Area Clinica
    • Documenti
  • Media
    • Ricordati di stare bene
    • #Oggipiùchemai
    • Muoviamoci insieme
    • Vacci, vacci a vaccinarti!
    • #IlVaccinoConta
  • Notizie
  • Appuntamenti
  • Contattaci
  • Coronavirus FAQ
  • Home
  • L’Alleanza
  • Area Clinica
    • Documenti
  • Media
    • Ricordati di stare bene
    • #Oggipiùchemai
    • Muoviamoci insieme
    • Vacci, vacci a vaccinarti!
    • #IlVaccinoConta
  • Notizie
  • Appuntamenti
  • Contattaci
  • Coronavirus FAQ
  •  

Documenti

Sezione: Documenti

Vaccini, più attenzione per gli anziani immunizzati contro pneumococco

Gli anziani avrebbero bisogno di due vaccini per aumentare l’efficacia dell’immunizzazione contro lo pneumococco. Questo il parere dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP), organo che svolge un ruolo consultivo per i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi. Le nuove raccomandazioni sono state pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine. Il Comitato ha raccomandato per gli anziani la somministrazione di due vaccini: vaccino pneumococcico coniugato a 13 componenti e vaccino pneumococcico polisaccaridico a 23 componenti. Il primo protegge contro 13 tipi di batteri pneumococco e il secondo contro 23 pneumococco. Dal momento che i due vaccini funzionano in modo diverso, secondo l’ACIP, la somministrazione in sequenza di entrambi offrirebbe una protezione più ampia. Per gli adulti più anziani, il vaccino a 13 componenti viene generalmente somministrato, seguito da quello a 23 componenti. Se qualcuno ha già ricevuto il vaccino a 23 componenti gli può essere somministrato quello a 13, secondo l’editoriale, 12 mesi più tardi. Questa protezione è particolarmente importante per gli anziani perché sono molto più vulnerabili alle infezioni gravi. Il rischio di malattia pneumococcica invasiva negli anziani è quasi 10 volte quello dei giovani adulti. Secondo la Fondazione Nazionale di Malattie Infettive (NFID), circa 1 milione di americani adulti contraggono una polmonite pneumococcica ogni anno. Ben il 7 per cento muore a causa di queste infezioni. Nel caso della meningite pneumococcica o della sepsi, anche se un numero inferiore di persone le contrae, il tasso di mortalità è più alto – il 10 per cento o più. Nel complesso, la polmonite da pneumococco, la meningite e le infezioni del sangue sono responsabili di 18.000 decessi di adulti ultrasessantacinquenni, secondo la NFID. La malattia da pneumococco è anche responsabile di gravi malattie e complicazioni tra cui problemi cardiaci, perdita dell’udito, convulsioni, cecità e paralisi.

  • 20 Febbraio, 2015
  • Di più

Fino a un anziano su quattro soffre d’ansia

Fino a un anziano su 4 soffre di una qualche forma d’ansia, la realtà virtuale al pc potrebbe aiutare queste persone a vincere il proprio disturbo comodamente da casa e senza farmaci. Resa nota sulla rivista International Psychogeriatrics, è la proposta di Sébastien Grenier, Università di Montréal, che ha avviato uno studio pilota sulla terapia virtuale su anziani con ansia legata alla propria salute. La terapia consiste nel presentare al pc scene raffiguranti i motivi di ansia del paziente, per esempio quella di sentirsi male, aiutandolo così a ridimensionare la portata degli stimoli ansiogeni. Sono numerosi i motivi di ansia nell’anziano, spiega Grenier all’ANSA, che deve adattarsi a una serie di perdite e cambiamenti (ad esempio perdita di memoria, malattie, la morte del coniuge). “Alcuni anziani non hanno sufficienti energie per fronteggiare tali cambiamenti e rischiano di sviluppare ansia e depressione. Anche la paura della solitudine può scatenare l’ansia – aggiunge – come tante altre paure quali quella di ammalarsi e di perdere la propria autonomia”. Ci sono anche ragioni fisiologiche che rendono l’anziano incline all’ansia: in condizioni di stress normalmente aumentano adrenalina, noradrenalina e cortisolo (ormoni dello stress) in circolo, ma il corpo dell’anziano torna più lentamente ai livelli base di queste molecole, quindi, una volta estinta la fonte di stress, resta esposto a rischio di stati d’ansia prolungati. Inoltre, spiega Ferdinando Pellegrino, psichiatra della Asl di Salerno, l’ansia può essere l’effetto avverso di farmaci. Anche malattie come il diabete possono indurre stati d’ansia. Cosa fare? Prima di tutto un’attenta diagnosi, spiega Pellegrino, che escluda la presenza di demenze (ansia e depressione possono essere in realtà segni precoci di disturbi neurocognitivi). Poi, prima di prescrivere ansiolitici si possono tentare altre vie. Una è la terapia cognitivo-comportamentale in cui bisogna immaginare le proprie paure per ridimensionarle. Ma l’anziano ha difficoltà a lavorare di immaginazione e a fare pensieri astratti, spiega Greiner, di qui l’idea di una terapia con la realtà virtuale, ovvero la creazione al pc di ambienti virtuali che mimino le situazioni di vita reale scatenanti paure e ansia (ad esempio la sala d’attesa di un ospedale che scatena ansia legata alla salute di cui soffre almeno il 10% degli anziani). (ANSA).

  • 20 Febbraio, 2015
  • Di più

Ortopedici a convegno, aumentano le fratture del femore per gli over65

“Circa 100mila casi di fratture di collo del femore negli anziani si registrano ogni anno in Italia, con un costo sociale che si aggira sui 100 milioni di euro solo per ricovero e trattamento chirurgico, senza considerare riabilitazione, invalidità conseguente ed oneri familiari. Di questo passo, si stima che, nel 2050, tenendo presente che l’aspettativa di vita è salita a 84,9 anni per le donne e a 80,2 per gli uomini, come rilevato dall’ultimo rapporto demografico Istat, il numero dei casi potrebbe crescere almeno del 30 per cento”. Ad affermarlo è il professor Aldo Bova, primario emerito della Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale San Gennaro di Napoli e presidente, insieme con Lucio Cillo e Paolo Mallano, del terzo congresso Octo (Ortopedici traumatologi ospedalieri campani), che si svolgerà a Napoli il 20 e 21 febbraio nella Stazione Marittima. Ai lavori, incentrati su “Fratture di collo femore nell’anziano, oggi. Dall’epidemiologia alla sociologia, attraverso l’antropologia”, parteciperanno esperti come Rodolfo Capanna, Michele D’Arienzo, Luigi Fantasia, Vincenzo Saraceni, Salvatore Gatto, Giuseppe Guida e Rinaldo Giancola. “Durante i lavori – aggiunge Bova – illustreremo gli strumenti di prevenzione e cura delle fratture del collo del femore. Tra questi: le mutande antifrattura, ancora poco usate, vere e proprie imbragature con cuscinetti laterali che attutiscono l’urto e riducono il rischio-frattura nell’eventuale caduta; la vite cefalica chirurgica, che si pre-impianta nel collo del femore per rinforzarlo; la domotica per ridurre il rischio cadute nelle pareti domestiche; la terapia medica farmacologica anti osteoporosi”. “Infine, una moderna e intensa riabilitazione globale post-operatoria, effettuata anche con l’ausilio di mezzi robotici, deve tener presente anche il fondamentale sostegno umano, di grande rilievo nell’effettivo conseguimento del risultato” conclude il professor Bova. (ANSA)

 

  • 18 Febbraio, 2015
  • Di più

Contrordine, il sale non fa poi così male agli anziani

 

Un nuovo studio suggerisce che il sale nella dieta potrebbe avere poco o nessun effetto sul rischio di malattie cardiache, almeno nei più anziani. Il lavoro, pubblicato su “Jama Internal Medicine”, ha incluso 2.642 persone, con età media 74 anni, la metà delle quali era composto da donne, il 62% da etnia caucasica e il 38% da afro-americani. Tutti erano privi di malattie cardiache all’inizio dello studio, e i ricercatori li hanno seguiti per 10 anni somministrando questionari dietetici per stimare l’apporto di sodio di ognuno di loro. I ricercatori hanno poi ‘aggiustato’ i dati per sesso, razza, indice di massa corporea e oltre due dozzine di altri indicatori di salute e caratteristiche comportamentali. L’apporto di sodio all’interno del campione variava da meno di 1.500 milligrammi al giorno a oltre 2.300 (circa un cucchiaino), ma gli scienziati non hanno rilevato alcuna differenza significativa nel rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca o morte. L’autore principale, Andreas Kalogeropoulos, assistente professore di medicina alla Emory University, avverte che le stime sull’assunzione di sale dello studio erano basate sul “self-report”, cioè su quello che dichiaravano i partecipanti, cosa che non sono sempre rende i dati affidabili. Le attuali linee guida richiedono che l’apporto di sodio sia inferiore a 1.500 milligrammi al giorno per le persone di età superiore a 50 anni. Secondo Kalogeropoulos, prima di innalzare questo limite, “abbiamo bisogno di una sperimentazione clinica prima di andare in questa direzione. E in nessun modo i nostri risultati vogliono rappresentare una ‘licenza’ a consumare più sale”. (Adnkronos)

 

  • 17 Febbraio, 2015
  • Di più

Il Tai Chi per rallentare l’invecchiamento della mente

Il Tai chi migliora le funzioni cognitive (memoria, ragionamento, apprendimento) di anziani sani o che sono già andati incontro a qualche deficit cognitivo; rallenta inoltre il passo dell’inesorabile declino cognitivo tipico dell’età. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society e condotta da Peter Wayne, basata sull’esame di dati raccolti da 20 studi precedentemente pubblicati per un totale di 2553 anziani. Il declino cognitivo è un effetto comune dell’invecchiamento e influenza memoria e capacità di ragionamento dell’anziano. L’attività fisica si è rivelata un’ottima strategia di miglioramento delle performance cognitive e il Tai Chi è una forma di esercizio piuttosto completa perché incorpora aspetti cognitivi, meditativi e sociali insieme. Il Tai Chi è peraltro un’attività soft, molto indicata per l’anziano. E’ per questo che i ricercatori hanno voluto valutare se avesse un qualche effetto nel prevenire o rallentare il declino cognitivo. Gli effetti del Tai Chi sono stati dunque confrontati con quelli di forme di esercizio fisico e con la pratica di alcun esercizio. E’ emerso che il Tai Chi ha effetti sul miglioramento delle performance cognitive sia di anziani sani, sia di anziani con qualche forma di deficit cognitivo già insorta.

  • 16 Febbraio, 2015
  • Di più

La Liguria è la regione più vecchia d’Italia

Al 1° gennaio 2015 l`età media della popolazione italiana ha raggiunto i 44,4 anni. La popolazione per grandi classi di età è così distribuita: 13,8% fino a 14 anni di età, 64,4% da 15 a 64 anni, 21,7% da 65 anni in su. Gradualmente, ma senza soluzione di continuità, proseguono dunque, sia il processo di crescita della popolazione anziana (19,5% nel 2005) sia quello di decrescita di ragazzi e adulti (rispettivamente 14,1% e 66,3% nel 2005). E’ quanto spiega l’Istat nel rapporto “Indicatori demografici – 2014”. La Liguria è la regione con l`età media della popolazione più alta (48,3 anni) ed anche quella con la più alta percentuale d`individui di 65 anni e oltre (28%). Regioni a forte invecchiamento sono anche il Friuli-Venezia Giulia (46,6 anni di età media con un 25,1% di ultra 65enni) e la Toscana (46,3 e 24,7%). Un equilibrio tra popolazione giovanile e anziana, rileva l’Istat, si è perso ovunque, anche tra quelle regioni del Mezzogiorno che conservano, tuttavia, una popolazione relativamente più giovane. In Campania, la regione più “giovane” del Paese, l`età media è di 41,5 anni e la quota della popolazione di 65 anni e oltre è pari al 17,6% mentre la quota di ragazzi fino a 14 anni di età è del 15,5%. Segue curiosamente non un`altra regione meridionale, ma il Trentino-Alto Adige con un`età media di 42,9 anni, una quota di ultra 65enni pari al 19,8% e una di ragazzi fino a 14 anni del 15,5%. (Askanews)

  • 13 Febbraio, 2015
  • Di più

Paginazione degli articoli

« 1 … 8 9 10 11 »
HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità, Fondazione Dieta Mediterranea, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

Ultime notizie

‘Ricordati di stare bene’, a Milano un incontro pubblico sull’Aderenza Terapeutica
3 Febbraio 2026
‘Ricordati di stare bene’, a Milano un incontro pubblico sull’Aderenza Terapeutica
HappyAgeing chiede la massima attenzione per le patologie da RSV nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale
15 Dicembre 2025
HappyAgeing chiede la massima attenzione per le patologie da RSV nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale
Vaccini in farmacia per gli over 65: la misura è legge
9 Dicembre 2025
Vaccini in farmacia per gli over 65: la misura è legge
Privacy Policy
Cookie Policy

Copyright © 2022 Happy Ageing - Via S. Valentino 34, 00197 Roma
Email  - info@happyageing.it
WebDesign KemComProductions