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Area Clinica/Scientifica

Sezione: Area Clinica/Scientifica

Il Tai Chi per rallentare l’invecchiamento della mente

Il Tai chi migliora le funzioni cognitive (memoria, ragionamento, apprendimento) di anziani sani o che sono già andati incontro a qualche deficit cognitivo; rallenta inoltre il passo dell’inesorabile declino cognitivo tipico dell’età. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society e condotta da Peter Wayne, basata sull’esame di dati raccolti da 20 studi precedentemente pubblicati per un totale di 2553 anziani. Il declino cognitivo è un effetto comune dell’invecchiamento e influenza memoria e capacità di ragionamento dell’anziano. L’attività fisica si è rivelata un’ottima strategia di miglioramento delle performance cognitive e il Tai Chi è una forma di esercizio piuttosto completa perché incorpora aspetti cognitivi, meditativi e sociali insieme. Il Tai Chi è peraltro un’attività soft, molto indicata per l’anziano. E’ per questo che i ricercatori hanno voluto valutare se avesse un qualche effetto nel prevenire o rallentare il declino cognitivo. Gli effetti del Tai Chi sono stati dunque confrontati con quelli di forme di esercizio fisico e con la pratica di alcun esercizio. E’ emerso che il Tai Chi ha effetti sul miglioramento delle performance cognitive sia di anziani sani, sia di anziani con qualche forma di deficit cognitivo già insorta.

  • 16 Febbraio, 2015
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La Liguria è la regione più vecchia d’Italia

Al 1° gennaio 2015 l`età media della popolazione italiana ha raggiunto i 44,4 anni. La popolazione per grandi classi di età è così distribuita: 13,8% fino a 14 anni di età, 64,4% da 15 a 64 anni, 21,7% da 65 anni in su. Gradualmente, ma senza soluzione di continuità, proseguono dunque, sia il processo di crescita della popolazione anziana (19,5% nel 2005) sia quello di decrescita di ragazzi e adulti (rispettivamente 14,1% e 66,3% nel 2005). E’ quanto spiega l’Istat nel rapporto “Indicatori demografici – 2014”. La Liguria è la regione con l`età media della popolazione più alta (48,3 anni) ed anche quella con la più alta percentuale d`individui di 65 anni e oltre (28%). Regioni a forte invecchiamento sono anche il Friuli-Venezia Giulia (46,6 anni di età media con un 25,1% di ultra 65enni) e la Toscana (46,3 e 24,7%). Un equilibrio tra popolazione giovanile e anziana, rileva l’Istat, si è perso ovunque, anche tra quelle regioni del Mezzogiorno che conservano, tuttavia, una popolazione relativamente più giovane. In Campania, la regione più “giovane” del Paese, l`età media è di 41,5 anni e la quota della popolazione di 65 anni e oltre è pari al 17,6% mentre la quota di ragazzi fino a 14 anni di età è del 15,5%. Segue curiosamente non un`altra regione meridionale, ma il Trentino-Alto Adige con un`età media di 42,9 anni, una quota di ultra 65enni pari al 19,8% e una di ragazzi fino a 14 anni del 15,5%. (Askanews)

  • 13 Febbraio, 2015
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Milano, sabato la “Giornata di raccolta del farmaco” per aiutare anziani in difficoltà

 

Sabato prossimo, 14 febbraio, si terrà la XV Giornata di Raccolta del Farmaco. Recandosi nelle oltre 470 farmacie che sul territorio milanese aderiscono all’iniziativa, si potranno acquistare e donare farmaci, che non necessitano di ricetta medica, che verranno destinati alle persone in stato di povertà su tutto il territorio provinciale. Lo annuncia Federfarma, ricordando che quest’anno la richiesta di medicinali a Milano, intercettata dal Banco Farmaceutico attraverso la rete dei 100 enti caritativi convenzionati, è cresciuta del 23,2% rispetto all’anno scorso. Si è passati infatti dagli 89.328 medicinali richiesti nel 2014 ai 110.127 del 2015. La Giornata è realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus in collaborazione con Federfarma e CDO Opere Sociali e si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio di AIFA e Pubblicità Progresso. ”I dati parlano chiaro – spiega Luca Grossi, delegato della Fondazione Banco Farmaceutico onlus per Milano – siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale che colpisce soprattutto le famiglie e gli anziani. Per questo il 14 febbraio sono sicuro che i cittadini milanesi sapranno rispondere con un grande cuore”. ”Quest’anno 382 farmacie di Milano e provincia, 72 della Provincia di Monza e Brianza e 18 della Provincia di Lodi – commenta Annarosa Racca presidente di Federfarma – aderiranno all’iniziativa ospitando in farmacia i volontari del Banco Farmaceutico. Le farmacie doneranno, oltre al proprio tempo, complessivamente più di 70.000 euro al Banco perché continui a garantire che questa iniziativa (giunta al suo 15/o anniversario) possa proseguire la sua opera al sostegno degli enti assistenziali e quindi delle persone in difficoltà”.

 

  • 12 Febbraio, 2015
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Una camminata rapida per invecchiare in salute

 

Uno studio americano conferma la correlazione positiva tra il camminare e la prevenzione del rischio cardiovascolare. La ricerca randomizzata condotta dall’Università della Florida è stata denominata LIFE (Lifestyle Interventions and Independence for Elders); un’indagine ad ampio spettro che ha coinvolto per ben quattro anni oltre 1.600 anziani, di età compresa fra 70 e 89 anni. Il vasto campione di popolazione ha consentito ai ricercatori americani di dedurre che a fare la differenza in una camminata, meglio se quotidiana, è la velocità di passo. Con ripercussioni positive sullo stato generale di salute. Le passeggiate a passo spedito possono quindi assurgere ad elisir di lunga vita, un semplice accorgimento che permettere di invecchiare in salute ed evitare i più comuni disturbi del quadro clinico di una persona over70. In buona sostanza, lo studio statunitense dimostra che un anziano che percorre meno di 0,8 metri al secondo, avrebbe un rischio di morte superiore di più della metà rispetto a chi invece cammina almeno a un metro al secondo. Ancora dallo studio emerge che una attività fisica di circa mezz’ora al giorno sarebbe in grado di ridurre del 18 per cento l’incidenza di disabilità motoria grave, ovvero l’incapacità di camminare per almeno 400 metri, e del 28 per cento l’incapacità permanente di camminare, condizione che affligge milioni di anziani in ogni parte del mondo. Una campagna d’informazione sarebbe quindi utile per risparmiare diversi milioni di euro. Un piccolo investimento in prevenzione capace di migliorare la qualità della vita di milioni di persone.

 

  • 10 Febbraio, 2015
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Investire in prevenzione per guadagnare in felicità

Un euro di spesa sanitaria produce un dividendo in termini di felicità di più di 4 euro. E’ il risultato di un Rapporto elaborato dal team di ricerca del CEIS Tor Vergata con la Fondazione Angelini, dedicato alla Salute, alle sue determinanti e soddisfazione di vita che indicano quanto e in che modo fattori chiave come stili di vita, relazioni sociali, istruzione, spesa sanitaria e salute percepita incidono su malattie croniche e funzionalità fisiche e mentali.
Coordinata da Leonardo Becchetti, Professore di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata, la ricerca è stata effettuata su più di 100,000 osservazioni individuali sulla popolazione over 50 di 19 paesi europei.
In sostanza, un punto in più di spesa sanitaria sul PIL produce nella popolazione over 50 una riduzione dello 0.1 del numero medio di malattie croniche della popolazione (il che si tradurrebbe se partissimo da una popolazione perfettamente sana in una probabilità individuale inferiore del 10% di contrarre una malattia cronica). Lo studio mostra che solo attraverso questo effetto un euro di spesa sanitaria ne produce non meno di 4 netti (7 lordi) come beneficio in termini di variazione di soddisfazione di vita della popolazione.
Secondo i dati, l’attività di volontariato e più in generale una buona qualità della vita di relazioni affettive migliora le funzionalità e riduce le patologie, tra cui anche la probabilità di contrarre tumori con effetti di risparmio considerevoli per il sistema sanitario. In termini di rischio relativo, chi non fa volontariato ha probabilità quasi doppie di ammalarsi di tumore nei tre anni e mezzo successivi.
Inoltre, in quasi tutto il mondo i laureati vivono di più rispetto a chi ha solo la scuola dell’obbligo. La differenza va dai 10 anni negli Stati Uniti ai 3 anni stimati in Italia. La ricerca indica che le persone con livelli più elevati di istruzione hanno migliori funzionalità fisiche e mentali e si ammalano meno di quasi tutte le patologie eccetto i tumori (ad esempio la quota degli ipertesi tra la popolazione con licenza elementare è 41% contro il 30% tra i laureati, quella del diabete del 15% contro l’8%). Questo dipende sia dall’adozione di stili di vita più sani (con l’eccezione della percentuale di fumatori che non è più bassa tra i laureati), sia dalla capacità di utilizzare meglio l’informazione medica ricevuta. In termini di rischio relativo, chi ha non più della scuola elementare ha probabilità quasi doppie di ammalarsi di diabete o di avere un attacco di cuore di chi ha la scuola superiore nei tre anni e mezzo successivi.  la soddisfazione di salute soggettiva ha un valore predittivo fondamentale per l’insorgenza e l’evoluzione di malattie croniche negli anni a seguire anche quando si controlla per tutti i possibili fattori concomitanti tra cui lo stato presente di salute del paziente. In particolare le persone che, a parità di tutte le altre condizioni (incluse quelle correnti di salute), dichiarano una salute “povera” hanno una probabilità di variazione nel numero di malattie croniche fino a 3-4 volte superiori nei tre anni successivi rispetto a coloro che dichiarano uno stato di salute “eccellente”. La “Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE) – è l’indagine più accreditata oggi a livello europeo in grado di comparare le dinamiche della salute a livello individuale con osservazioni ripetute nel tempo per 19 paesi dell’area OCSE. SHARE è un panel che raccoglie informazioni sulla salute e le variabili socio demografiche per un campione di più di 45,000 cittadini europei dai 50 anni in su con 4 successive indagini sviluppate dal 2004 al 2012. L’indagine consente di lavorare su un complesso di 126,035 osservazioni provenienti da 19 paesi: Austria, Germania, Svezia, Olanda, Spagna, Italia, Francia, Danimarca, Grecia, Svizzera, Belgio, Israele, Repubblica Ceca, Polonia, Irlanda, Ungheria, Portogallo, Slovenia ed Estonia. Il numero di paesi si riduce a 13 nel momento in cui si lavora alle “differenze prime” ovvero sulle variazioni di salute nel tempo per lo stesso individuo, considerando soltanto quei paesi nei quali esistono indagini ripetute nel tempo. Quello che emerge complessivamente dai quattro studi che analizzano il rapporto tra salute e sue determinanti da quattro diverse prospettive sono alcune regole d’oro alcune delle quali consolidano e confermano evidenze e consigli già noti. Una prima concerne l’importanza di svolgere regolarmente attività fisica. In particolare la nostra indagine riscontra da più punti di osservazione l’effetto significativo sul peggioramento delle condizioni di salute della scelta di non svolgere alcuna attività fisica. Una seconda riguarda la dieta. Ciò che si verifica in particolare nella ricerca, che non dispone di dettagli relativi al tipo di alimentazione, è l’impatto negativo sulla salute della condizione di sovrappeso o di obesità. Una terza è relativa alla dimensione sociale. I risultati riscontrano che una vita sociale attiva (familiare, di comunità e di momenti di gratuità realizzati attraverso attività di volontariato) ha un’incidenza positiva e significativa sulla salute. Ma i risultati presentano suggerimenti importanti anche dal lato delle politiche sanitarie. A cominciare dall’effetto positivo e significativo della spesa sanitaria sulla salute con un risultato piuttosto stabile che identifica l’impatto di un punto di spesa sanitaria sul PIL sulla salute (0,10 sulla variazione del numero di malattie croniche mediamente dichiarate, ovvero il miglioramento o il non peggioramento delle condizioni di salute di una persona su dieci). Inoltre, alcune categorie sono particolarmente sensibili agli effetti della spesa sanitaria (donne, persone sovrappeso, persone che non svolgono attività fisica, persone con reddito sotto la mediana nazionale, i non laureati). Dunque, l’indagine fornisce la base metodologica per la definizione di un indice che aiuti a predire la variazione delle condizioni di salute in una determinata area. Ingredienti fondamentali dell’indicatore sono la distribuzione della popolazione per fasce di età, la quota dei sovrappeso, la percentuale di coloro che non svolgono alcuna attività fisica, la qualità della vita sociale, familiare e comunitaria nell’area, la spesa sanitaria in percentuale sul PIL e la qualità dei sistemi sanitari. Combinando il calcolo dell’indice e gli effetti predittivi sulla variazione del numero di malattie croniche è possibile calcolare il costo in termini di felicità derivanti dalla variazione attesa di salute in ogni territorio considerato. (Askanews)

  • 9 Febbraio, 2015
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Sempre più anziani “malati di crisi”, la denuncia degli psicopatologi

La crisi e l’incertezza del quadro economico finiscono per avere ripercussioni sulla condizione di salute dei cittadini. Persone psicologicamente provate che tendono a isolarsi e cadono nella rete dei disagi mentali. Sono uomini e donne – la componente rosa pesa in misura lievemente maggiore – e hanno in media 50 anni, ma ci sono casi di vittime molto giovani o della terza età. La crisi non fa differenze di ceto o professione. A chiedere aiuto sono soprattutto piccoli commercianti, dirigenti d’azienda e paradossalmente chi lavora nell’area delle “professioni d’aiuto”, come educatori o operatori socio-assistenziali. Il problema sarà affrontato durante il diciannovesimo Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia-Sopsi, in programma a Milano dal 23 al 26 febbraio.

  • 9 Febbraio, 2015
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte European Interdisciplinary Council on Ageing (EICA), Federsanità, la Società Italiana di Audiologia e Foniatria, la la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, la Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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