Il Rapporto 2025 di FNOPI e Scuola Superiore Sant’Anna offre una fotografia della dotazione infermieristica italiana e delle differenze regionali nell’attuazione del DM 77
La Giornata internazionale dell’infermiere richiama l’attenzione, tra le altre, sul ruolo cruciale dell’assistenza nella vita delle persone anziane e con patologie croniche. Il Rapporto 2025 di FNOPI e Scuola Superiore Sant’Anna, basato su dati aggiornati al 2024, documenta una dotazione infermieristica inferiore alla media europea e una forte disomogeneità territoriale nell’organizzazione dei servizi.
“In questo quadro, – commenta Francesco Macchia, direttore di HappyAgeing – la carenza infermieristica in Italia non appare solo come una questione di organico, ma come un fattore che potrebbe incidere sulla capacità del territorio di rispondere ai bisogni di salute di una popolazione sempre più longeva”.
Il Rapporto evidenzia che l’Italia dispone di 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, un valore inferiore alla media europea, pari a 8,4, e lontano dai Paesi con sistemi territoriali più strutturati. Nel settore pubblico la dotazione scende a 4,79 infermieri per 1.000 abitanti, con differenze marcate tra le Regioni, alcune delle quali presentano livelli di carenza tali da rendere più difficile garantire un’offerta uniforme di servizi.
Per la popolazione over 65, che rappresenta una quota rilevante delle persone con patologie croniche e bisogni assistenziali continuativi, questa situazione potrebbe tradursi in una risposta non omogenea ai bisogni di cura sul territorio, a seconda della Regione di residenza.
TERRITORIO E DM 77: UN’ATTUAZIONE ANCORA DISOMOGENEA
Il DM 77 ha definito un nuovo modello di assistenza territoriale, centrato sulla prossimità e sulla presa in carico continuativa. Il Rapporto FNOPI–Sant’Anna mostra che l’implementazione di questo modello procede con velocità diverse: alcune Regioni hanno strutturato in modo più definito i servizi territoriali, altre risultano in una fase meno avanzata.
Infatti, solo alcune Regioni – tra cui Lazio, Lombardia, Sardegna e Toscana – hanno adottato in modo strutturato il modello dell’Infermiere di Famiglia e Comunità, mentre in altre realtà il ruolo risulta meno definito o non ancora pienamente integrato nei servizi.
Per gli over 65, che potrebbero beneficiare in modo particolare di una presa in carico continuativa e di prossimità, questa disomogeneità organizzativa si tradurrebbe verosimilmente in percorsi di cura non omogenei sul territorio nazionale.
ASSISTENZA DOMICILIARE: DOVE L’INFERMIERE FA LA DIFFERENZA
Il Rapporto evidenzia che gli infermieri impegnati nell’assistenza domiciliare e territoriale esprimono livelli di soddisfazione più elevati rispetto ad altri setting assistenziali. Anche la valutazione dei pazienti è molto positiva: gli indicatori relativi a rispetto, dignità, supporto emotivo e chiarezza delle informazioni raggiungono valori elevati, spesso superiori a 90 su 100.
Per gli anziani, spesso portatori di bisogni complessi e continuativi, un’assistenza domiciliare di qualità potrebbe rappresentare un elemento importante per mantenere la continuità dei contatti con i servizi e per gestire in modo più stabile i propri bisogni assistenziali nel contesto di vita quotidiano.
CRONICITÀ: UN CARICO CRESCENTE CHE RICHIEDE PIÙ PROFESSIONISTI
La gestione delle patologie croniche richiede continuità, monitoraggio nel tempo, educazione sanitaria e interventi tempestivi in caso di peggioramento. Il Rapporto sottolinea che la carenza di infermieri, unita alla disomogeneità territoriale, pone un problema di capacità del sistema nel rispondere ai bisogni assistenziali della popolazione.
In un Paese in cui la quota di popolazione over 65 è in costante aumento, questa situazione potrebbe tradursi in una pressione crescente sui servizi territoriali, chiamati a seguire nel tempo un numero sempre maggiore di persone con patologie croniche e bisogni complessi.
Il Rapporto segnala un calo dei laureati triennali in infermieristica negli ultimi anni, mentre cresce l’interesse per le lauree magistrali e per percorsi di specializzazione. In alcuni contesti lavorativi, una quota non trascurabile di infermieri dichiara l’intenzione di lasciare la professione, indicando condizioni di lavoro percepite come poco sostenibili nel medio-lungo periodo.
In prospettiva, se queste tendenze dovessero consolidarsi, la disponibilità di infermieri sul territorio potrebbe risultare ulteriormente limitata, con possibili ricadute sulla capacità di garantire percorsi assistenziali continui alle persone anziane.
UN IMPEGNO NECESSARIO PER IL FUTURO DELLA POPOLAZIONE ANZIANA
La fotografia offerta dal Rapporto FNOPI–Sant’Anna mostra che la carenza infermieristica e la disomogeneità territoriale non sono solo questioni organizzative interne al sistema, ma elementi che incidono sulla capacità complessiva di rispondere ai bisogni assistenziali della popolazione.
“In un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento demografico, – ha sottolineato Macchia – è ragionevole ritenere che una parte significativa di questi bisogni riguardi gli over 65, spesso portatori di patologie croniche e di necessità di assistenza continuativa. Investire sugli infermieri, nella formazione, nella valorizzazione professionale e nel rafforzamento della presenza sul territorio, potrebbe rappresentare una condizione essenziale per garantire, anche in futuro, percorsi assistenziali più continui e coerenti per le persone anziane e per chi convive con patologie croniche”.