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Documenti

Sezione: Documenti

Arriva Kubo, il robot-badante

 

Assomiglia a un tavolo attorno al quale gustare un caffè, il suo nome è “Kubo” ed è il “cuore tecnologico” di una casa dove i robot aiutano le persone anziane non del tutto autosufficienti a vivere in sicurezza e in autonomia. Grazie alle ruote e alle dimensioni ridotte, Kubo si muove con agilità tra le stanze, può essere allertato con un sistema di riconoscimento vocale e, soprattutto, si è già dimostrato un assistente personale, un super maggiordomo evoluto, affidabile ed efficace. Le funzionalità del robot sono state presentate oggi alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, durante il convegno finale del progetto “Omniarobocare”, cofinanziato dall’Ue e dalla Regione Toscana, all’interno del quale sono state sviluppate le nuove tecnologie per l’assistenza personale, grazie alla partecipazione dell’istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. È stata la casa domotica dell’ateneo pisano, a Peccioli (Pisa), a mettere a punto Kubo, il cui design si basa sulla piattaforma “youBot” di Kuka, già testato presso tre abitazioni in Toscana, a Prato e a Fornacette (Pisa), dove ha dato prova delle sue molteplici capacità per cinque giorni consecutivi. Secondo i ricercatori che hanno lavorato al progetto “grazie alle interfacce amichevoli nell’aspetto e intuitive nell’utilizzo, è stato possibile ridurre una certa ostilità verso le tecnologie più avanzate, dimostrata in alcuni casi da persone anziane”. Kubo è un assistente domestico facile da utilizzare, discreto, con cui le persone possono interagire con un semplice tablet o solo con la voce, chiamando il robot per svolgere le sue funzioni con le parole quotidiane. La gamma di funzioni è ampia: i sensori ambientali tengono sotto controllo la casa, verificano che tutte le utenze (quelle relative ad acqua e gas in particolare) siano utilizzate correttamente, che le porte e le finestre siano chiuse e, se necessario, è un facchino instancabile, che trasporta oggetti riuscendo a muoversi anche negli spazi più stretti. Kubo può essere programmato anche per ricordare gli orari di assunzione di farmaci o altre scadenze oppure per fornire informazioni su orari e previsioni del tempo, favorendo le attività di socializzazione. (ANSA).

 

  • 24 Aprile, 2015
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Uno studio disegna la casa di riposo perfetta

 

La “casa di riposo perfetta” è un luogo a misura di anziano, caratterizzato da un approccio alla cura non solo medico-assistenziale, ma che guardi al benessere globale dell’ospite e non trascuri la qualità delle relazioni umane che si instaurano al suo interno. Il tutto inserito in un contesto pieno di stimoli, con la progettazione attenta degli spazi affinché non siano asettici come le corsie di un ospedale, ma calorosi e accoglienti come una casa. Sono alcuni dei criteri su cui dovrebbe essere misurata la qualità delle residenze assistenziali dedicate agli anziani secondo scale di valutazione messe a punto in un progetto coordinato da Elena Luppi dell’Università di Bologna in collaborazione con due RSA bolognesi, i cui risultati sono resi noti nel volume “Prendersi cura della terza età” (Franco Angeli). “Il progetto – spiega Luppi – nasce dalla volontà di innalzare la qualità nei servizi per anziani fragili e non autosufficienti, in particolare per tutto ciò che riguarda la relazione di cura. Mancano oggi per queste strutture metri di valutazione oggettiva delle attività di cura, della relazione fra figure professionali e ospiti, che tengano conto della complessità di mansioni e azioni legate al soddisfacimento dei bisogni degli anziani. Il progetto, spiega, ha permesso di definire alcuni indicatori di qualità della cura, per esempio inerenti la gestione degli spazi: importanti la tranquillità del contesto, il silenzio, il rispetto dei momenti di quiete, le stanze, gli ambienti comuni – che devono essere ricchi di stimoli cromatici, musicali, olfattivi – come pure corridoi e sale d’attesa, da dotare di stimoli visivi di cui ogni ospite possa beneficiare in ogni momento (ad esempio quando e’ in attesa di una visita). Altri indicatori riguardano le attività individuali di cura: vietata la freddezza, l’operatore dovrebbe sempre rivolgersi al paziente col sorriso, essere aggiornato sul suo stato di salute, parlargli in modo confortevole, chiamandolo sempre per nome e dando del tu o del lei a seconda delle preferenze del paziente. Inoltre è importante che l’operatore conosca la storia personale di ciascun ospite, i suoi gusti e preferenze. “Stiamo proponendo alle ASL gli indicatori sviluppati e speriamo possano essere acquisiti come strumenti per accreditamento, valutazione, monitoraggio – spiega Luppi. Vogliamo proporli anche ai decisori politici, come strumento per accreditamento, autovalutazione, formazione e innovazione. Contiamo anche di proporre il disegno valutativo ad altre RSA intenzionate a valutare il proprio operato in un’ottica di riflessione e miglioramento delle proprie pratiche”. Difficile dire ad oggi quanto l’Italia sia ancora lontana da questi obiettivi. Nel nostro paese c’è una situazione a macchia di leopardo, con alcune eccellenze (anche in termini di ricerca e innovazione), ma anche tante situazioni di assistenzialismo, scarsa attenzione al benessere e alla qualità autentica. Purtroppo mancano linee guida che permettano di valutare in modo uniforme e orientare le RSA in modo preciso su certi standard di qualità”. “Il mondo delle RSA è ancora troppo diversificato e spesso poco conosciuto nelle Regioni italiane – commenta Giuseppe Paolisso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. Questo lavoro è certamente molto utile per individuare dei criteri cui tutte le RSA dovrebbero rifarsi nell’intento di migliorare la salute dell’anziano. Purtroppo oggi non sono molte le RSA che rispondono a questi requisiti, ma è auspicio che in futuro la “casa di riposo perfetta” sia tale soprattutto per l’anziano e non solo ‘perfetta’ in relazione ai fondi pubblici o privati che essa riceve come invece succede spesso oggi”. (ANSA)

 

  • 22 Aprile, 2015
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Molise, pianta dei nonni ha proprietà antitumorali

 

I molisani conoscono da generazioni le proprietà benefiche delle sue foglie e dei suoi frutti dal colore blu, tanto da utilizzarli per farci un liquore, il trignolino, o in aggiunta al tabacco della pipa. Ora però, per la prima volta, uno studio scientifico condotto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) dimostra che il Prunus spinosa trigno – un arbusto spinoso che cresce in particolare proprio in Molise, nelle aree più incontaminate della Regione – ha un importante effetto antitumorale: il suo estratto, addizionato con una particolare miscela di aminoacidi, si è infatti dimostrato in grado di uccidere il 70-78% delle cellule tumorali utilizzate per i test in vitro e di inibirne la proliferazione. A illustrare le potenzialità della pianta molisana è la ricercatrice Iss Stefania Meschini, autrice dello studio in via di pubblicazione su riviste scientifiche, in occasione del IV Congresso internazionale di Medicina biointegrata : “Il prunus – spiega – è ricco di antiossidanti e può contrastare la capacità di proliferazione delle cellule tumorali. Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l’estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l’estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell’arco di 24 ore”. Il passo successivo, sottolinea la ricercatrice, “sarà passare alla fase dei test su animali, con l’obiettivo di arrivare, nell’arco di qualche anno, alla produzione di un nuovo farmaco antitumorale”. L’Iss, insieme all’azienda produttrice del composto, annuncia Meschini, “ha depositato il brevetto delle miscela Prunus-Can, e per questo la formulazione potrà essere disponibile a breve come integratore a supporto delle terapie chemioterapiche”. L’estratto miscelato di Prunus, sottolinea il presidente della Società italiana di medicina biointegrata (Simeb) Franco Mastrodonato, “sarà ulteriormente testato dal’Iss nella formulazione di integratore e sarà disponibile, in vendita nelle farmacie su indicazione medica, da maggio-giugno. Ciò è reso possibile sulla base dei test che hanno confermato la non tossicità del composto e previa la registrazione già avvenuta del composto stesso presso il ministero della Salute”. Inoltre, “per motivi etici – precisa l’esperto – abbiamo ottenuto che il prezzo a confezione sia assolutamente accessibile, intorno ai 20 euro, rispetto ad un costo inizialmente stimato come molto più elevato”. In occasione dell’Expo di Milano, poi, “lo studio sulle potenzialità del Prunus spinosa trigno – annuncia Mastrodonato – sarà presentato, il 25 giugno, alla comunità scientifica internazionale, nell’ambito di un convegno sulle terapie oncologiche integrate”. (ANSA)

 

  • 20 Aprile, 2015
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Migliora l’invecchiamento attivo in Europa

 

Buone notizie per gli anziani di molti paesi europei: migliora la loro capacità di invecchiare in salute e restando attivi, sia sul fronte dell’occupazione, sia a livello di partecipazione sociale, sia sul fronte della propria autonomia e indipendenza nella vita di tutti i giorni. Gli anziani europei, insomma, hanno oggi migliori chance di invecchiamento attivo. È quanto rivela un rapporto presentato a Bruxelles e stilato presso l’Università di Southampton da Asghar Zaidi. La crisi economica non ha inciso, quindi, sull’invecchiamento attivo; eccezion fatta per la Grecia in cui le condizioni degli anziani sono peggiorate nel periodo considerato (2010-2014). L’indice di misura usato per valutare la qualità dell’invecchiamento attivo di 28 paesi EU è salito mediamente di due punti. Prima in classifica risulta essere nel 2014 la Svezia, mentre l’Italia (che ha visto un miglioramento di 4 punti in 4 anni) si piazza quattordicesima. Il fiore all’occhiello degli anziani del Bel Paese è la loro partecipazione sociale che li vede al secondo posto della classifica dopo l’Irlanda. “L’Italia si trova al di sopra delle medie europee ma è in posizioni più defilate rispetto ai paesi nord-europei sul fronte del welfare, mentre va bene sul fronte della partecipazione sociale e questo si spiega perché il concetto di famiglia in Italia è più radicato che nei paesi del Nord, commenta Giuseppe Paolisso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. Società scientifica partner dell’Alleanza Happy Ageing. Invecchiamento attivo – si legge nel report britannico – significa invecchiare in buona salute e come parte attiva della società, sentendosi più coinvolto sia in ambito occupazionale sia sociale, più indipendente nella vita quotidiana e più impegnato come cittadino. Dal rapporto emerge un miglioramento medio complessivo dell’Europa di circa due punti. Questo miglioramento si osserva nonostante crisi economica e misure di austerità prese dai governi negli ultimi anni. L’aumento più elevato si è riscontrato nell’ambito della partecipazione sociale (+3 punti in media per i 28 paesi EU), miglioramento influenzato da forti cambiamenti in molti paesi europei nella proporzione degli anziani che si occupano di bambini e nipoti, particolarmente in Italia, ma anche a Cipro, Irlanda e Slovacchia.

 

  • 17 Aprile, 2015
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Aumentano i casi di listeriosi tra gli anziani dell’Ue

Tra le malattie legate ad alimenti e acqua, la più frequente e segnalata in Europa è la campilobatteriosi, ma continuano ad aumentare in modo preoccupante anche i casi listeriosi, soprattutto tra gli anziani. La patologia è causata da un batterio e viene spesso contratta attraverso l’ingestione di alimenti crudi. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto di sorveglianza del Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc) sulle malattie legate agli alimenti o all’acqua nell’Unione europea tra il 2010 e 2012. L’indagine si è concentrata sulle sette principali malattie di questo tipo: salmonellosi non tifoidea, febbre tifoide e paratifoide, campilobatteriosi, infezioni da E. coli produttori di Shiga/Vero-tossine, listeriosi, shigellosi e yersiniosi. Dai dati emerge che la maggior parte di queste patologie ha un tasso di mortalità inferiore all’1%, tranne la listeriosi per cui è stato del 16%. Andando più nel dettaglio, il rapporto mostra che di campilobatteriosi sono stati segnalati 662.521 casi tra il 2010 e 2012, confermando il continuo aumento registrato dal 2008, con il maggior picco tra giugno e agosto. Di listeriosi invece sono stati riportati 4851 casi, che hanno portato alla morte di 517 persone, e solo nel 2% dei casi l’infezione è stata acquisita dopo un viaggio. A preoccupare è l’aumento di casi tra gli over65enni.

  • 13 Aprile, 2015
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La compagnia favorisce l’invecchiamento in salute

Aiutare gli anziani a sentirsi meno soli e ad essere meno isolati – magari anche solo con telefonate o visite domiciliari periodiche o con programmi a favore della vita comunitaria – potrebbe ridurre le visite mediche cui essi si sottopongono e anche quindi eventuali costi e prestazioni sanitarie impropri. Infatti uno studio condotto presso la University of Georgia, College of Public Health e pubblicato sull’American Journal of Public Health mostra che gli anziani che si sentono cronicamente soli vanno più spesso dal medico a farsi visitare. “Che la solitudine possa avere un ruolo negativo nella percezione di segni e sintomi di malattia da parte dell’anziano non c’è dubbio – commenta il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Nicola Ferrara – ed è credibile che il paziente si rivolga a chi gli sta più vicino che – se non ha parenti stretti – è spesso il proprio medico. Quando ciò si verifica la conseguenza è una prestazione sanitaria potenzialmente impropria che non risponde alle reale esigenze di salute del paziente e che potrebbe portare a eccesso di medicalizzazione con prescrizioni di esami e farmaci inutili”. Molti recenti studi hanno dimostrato che la solitudine – vera che sia o anche solo percepita dall’individuo – nuoce alla salute. Sicuramente, quindi, un anziano solo potrebbe avere realmente più problemi di salute e quindi, per questo, rivolgersi più di frequente al proprio medico. Ma i ricercatori Usa hanno anche voluto vedere se la solitudine in sé possa spingere l’anziano nello studio medico anche senza un reale motivo di salute, per esempio anche solo come scusa per avere un contatto umano. Per verificare questa ipotesi gli esperti hanno coinvolto oltre 3500 anziani e in due anni differenti (2008 e 2012) determinato con questionari ad hoc l”’indice di solitudine” di ciascuno. I ricercatori hanno confrontato i risultati dell’indice di solitudine col numero di visite mediche dell’anziano e visto che gli anziani che dichiaravano di sentirsi più soli e in modo cronico (cioè sia nel 2008 sia nel 2012) avevano preso un maggior numero di appuntamenti presso il proprio medico nel corso di ciascun anno. Quindi molte di queste visite possono essere state mosse dal mero bisogno di un contatto umano da parte dell’anziano, per cui “ben vengano tutti i programmi di socializzazione o di coinvolgimento dell’anziano in attività socialmente utili – conclude Ferrara – che fanno sentire meglio l’anziano producendo effetti positivi sulla sua salute, evitano eccesso di medicalizzazione” e da ultimo possono evitare spreco di risorse.

  • 7 Aprile, 2015
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte European Interdisciplinary Council on Ageing (EICA), Federsanità, la Società Italiana di Audiologia e Foniatria, la la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, la Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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