Mangiare bene non basta: la nutrizione come medicina per vivere meglio e più a lungo
In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, HappyAgeing apre uno spazio di approfondimento dedicato a un tema cruciale per la salute della popolazione senior: il ruolo dell’alimentazione come modulatore biologico e comportamentale dell’invecchiamento. Non si tratta solo di “mangiare bene”, ma di riconoscere la nutrizione come leva strategica per favorire la longevità in salute, sostenere le funzioni cognitive e muscolari e prevenire le fragilità.
Ne abbiamo parlato con la dr.ssa Francesca Dongiglio, nutrizionista presso l’Ambulatorio Malattie Genetiche e Rare Cardiovascolari dell’Ospedale Monaldi di Napoli, che ci guida in un percorso tra evidenze scientifiche, buone pratiche e prospettive future. Un’intervista che intreccia rigore clinico e concretezza quotidiana, per restituire all’alimentazione il suo ruolo centrale nella costruzione di un invecchiamento attivo, consapevole e dignitoso.
ALIMENTAZIONE COME MODULATORE DELLA SALUTE
Dottoressa Dongiglio, partiamo dal quadro generale: in che modo l’alimentazione può essere considerata un “modulatore” della salute, e non solo un fattore di supporto?
L’alimentazione può essere considerata un modulatore della salute, e non semplicemente un fattore di supporto, perché influenza attivamente e direttamente numerosi processi biologici dell’organismo, contribuendo a modificare lo stato di salute in modo dinamico. Lo stato nutrizionale dei pazienti è un importante fattore prognostico: in tutte le situazioni di calo ponderale e /o con segni clinicamente rilevanti è pertanto indicato un supporto nutrizionale. È importante ricordare come in alcune patologie croniche e rare l’alimentazione aiuta a migliorare l’equilibrio metabolico fornendo quantità controllate di tutti i macro e micro nutrienti, anche in situazioni che rendono necessario il ricorso a prodotti dietetici (alimenti aproteici, integratori calorici) o diverse tipologie di supporto nutrizionale.
Nel contesto dell’invecchiamento attivo, quali sono le sfide principali che la nutrizione può contribuire a mitigare?
Nel contesto dell’invecchiamento attivo, la nutrizione è fondamentale per prevenire o mitigare diverse sfide legate all’età, come la perdita di massa muscolare (sarcopenia), l’osteoporosi, il declino cognitivo e l’infiammazione cronica. Una dieta equilibrata aiuta anche a gestire malattie croniche (come diabete e ipertensione), contrastare la malnutrizione e migliorare la salute intestinale. In questo modo, l’alimentazione contribuisce a mantenere autonomia, funzionalità fisica e qualità della vita negli anziani.
NUTRIZIONE E PREVENZIONE DELL’INVECCHIAMENTO BIOLOGICO
Quali sono i principali meccanismi attraverso cui la nutrizione influenza l’invecchiamento cellulare e sistemico?
La nutrizione influisce sull’invecchiamento cellulare e sistemico attraverso diversi meccanismi: riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione, regola diverse vie metaboliche e modula l’espressione genica (epigenetica). Inoltre, una dieta equilibrata protegge e mantiene sano il microbiota intestinale. Questi effetti contribuiscono a rallentare il processo di invecchiamento e a prevenire malattie croniche.
Ci sono pattern alimentari che mostrano evidenze più solide nel favorire un invecchiamento sano?
Diversi pattern alimentari hanno dimostrato di favorire un invecchiamento sano. La dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e olio d’oliva, è associata a longevità e riduzione di malattie croniche grazie ai suoi effetti antinfiammatori e antiossidanti. Anche le diete con prevalenza di alimenti vegetali, migliorano la salute cardiovascolare e metabolica. La restrizione calorica moderata e il digiuno intermittente attivano meccanismi cellulari di riparazione, come l’autofagia, che rallentano il deterioramento cellulare. Infine, i modelli DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) e MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay) sono utili per proteggere la funzione cardiovascolare e cognitiva, riducendo il rischio di Alzheimer e altre malattie legate all’età.
Come si bilancia il concetto di “prevenzione” con quello di “personalizzazione” in ambito nutrizionale?
La prevenzione nutrizionale si basa su linee guida generali rivolte alla popolazione, volte a ridurre il rischio di malattie croniche attraverso abitudini alimentari salutari, equilibrate e sostenibili (es. dieta mediterranea, riduzione di zuccheri e grassi saturi). La personalizzazione, invece, adatta le raccomandazioni alle caratteristiche individuali come genetica, stato di salute, stile di vita, preferenze e bisogni specifici (ad esempio intolleranze, patologie, età). Bilanciare i due concetti significa partire da linee guida preventive basate su evidenze scientifiche e poi adattarle in modo flessibile al singolo individuo, per massimizzare efficacia, aderenza e benefici nel lungo termine.
QUALITÀ DELLA VITA E FUNZIONE BIOLOGICA
Parliamo di qualità della vita: come può la nutrizione sostenere funzioni cognitive, muscolari e immunitarie nella terza età?
Nella terza età, la nutrizione supporta le funzioni cognitive grazie a nutrienti come omega-3, vitamine del gruppo B e antiossidanti, che proteggono il declino del sistema nervoso centrale. Un adeguato apporto proteico, vitamina D e calcio sostiene la massa muscolare e previene la sarcopenia. Vitamine e minerali essenziali rafforzano il sistema immunitario, migliorando la risposta alle infezioni. Una dieta equilibrata e personalizzata è fondamentale per mantenere qualità della vita e salute.
Esistono nutrienti chiave o sinergie alimentari che meritano particolare attenzione in questo senso?
Nella terza età, nutrienti chiave come omega-3, proteine, vitamine del gruppo B, vitamina D, calcio, antiossidanti e minerali (zinco, selenio) sono fondamentali per sostenere funzioni cognitive, muscolari e immunitarie. Sinergie alimentari, come vitamina C con ferro o proteine con vitamina D, ne migliorano l’assorbimento e l’efficacia. Una dieta varia e bilanciata che integra questi elementi aiuta a mantenere salute e qualità della vita.
EDUCAZIONE ALIMENTARE E SALUTE PUBBLICA
Quanto è importante l’educazione alimentare per promuovere un invecchiamento attivo a livello di popolazione?
L’educazione alimentare è fondamentale per promuovere un invecchiamento attivo a livello di popolazione. Fornire conoscenze e strumenti pratici per adottare scelte alimentari sane favorisce la prevenzione di malattie croniche, migliora la qualità della vita e sostiene le funzioni cognitive, muscolari e immunitarie. Educare fin da giovani e mantenere aggiornate le persone in età avanzata aiuta a diffondere abitudini durature, riducendo i costi sanitari e aumentando il benessere complessivo della società.
Quali sono gli ostacoli culturali, economici o sistemici che impediscono l’adozione di modelli alimentari favorevoli alla salute?
Gli ostacoli all’adozione di modelli alimentari sani includono tradizioni culturali consolidate, preferenze per cibi poco salutari, e costi elevati di alimenti nutrienti. Inoltre, la scarsa disponibilità di prodotti freschi in alcune zone e la pubblicità di cibi processati limitano le scelte salutari. La mancanza di politiche efficaci aggrava ulteriormente il problema.
Come possiamo comunicare in modo efficace il valore della nutrizione senza cadere in semplificazioni o mode alimentari?
Comunicare il valore della nutrizione richiede di basarsi su evidenze scientifiche aggiornate, evitando semplificazioni e mode alimentari. È importante usare un linguaggio chiaro e bilanciato, sottolineando l’importanza di uno stile di vita personalizzato e vario. Promuovere l’educazione alimentare e coinvolgere esperti favorisce scelte consapevoli e sostenibili.
PROSPETTIVE FUTURE
La ricerca nutrizionale sta evolvendo: quali sono le frontiere più promettenti per modulare l’invecchiamento attraverso l’alimentazione?
Le frontiere promettenti della ricerca nutrizionale per modulare l’invecchiamento includono la nutrigenomica e l’epigenetica, che personalizzano la dieta in base ai geni e all’espressione genica. Importante anche la modulazione del microbiota intestinale e l’uso di composti bioattivi naturali. Approcci come digiuno intermittente e restrizione calorica stimolano vie metaboliche antinvecchiamento, migliorando la salute cellulare.
Come immagina il ruolo del nutrizionista nei prossimi anni, in un contesto di medicina personalizzata e prevenzione integrata?
Il ruolo del nutrizionista nei prossimi anni sarà sempre più integrato nella medicina personalizzata e prevenzione integrata. Collaborerà con team multidisciplinari per creare piani alimentari basati su dati genetici e metabolici individuali, puntando alla prevenzione delle malattie. Sarà anche un educatore, facilitando scelte alimentari sostenibili e consapevoli.
C’è un messaggio chiave che vorrebbe lasciare in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione?
Il cibo è la nostra prima medicina e la base per una vita sana. Un’alimentazione equilibrata e sostenibile protegge la salute individuale e del pianeta. Investire nell’educazione alimentare e garantire accesso a cibi nutrienti per tutti è fondamentale per un futuro migliore. “Siamo ciò che mangiamo” è un messaggio potente e perfetto per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione! Ma anche ciò che non mangiamo (per esigenze) ci definisce.