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News

Sezione: News

La proposta della Federazione Alzheimer Italia: andiamo oltre lo stigma per cambiare l’immagine della demenza

“Oggi diamo il via alle celebrazioni per la XXVI Giornata Mondiale Alzheimer e, insieme, festeggiamo i 20 anni dalla nascita della ‘Carta dei diritti della persona con demenza’.” ha annunciato questa mattina a Milano Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, in apertura dell’annuale convegno organizzato nel mese di settembre, battezzato per l’ottavo anno consecutivo ‘Mese Alzheimer’. “Il primo diritto sancito dalla Carta è quello del rispetto e della dignità della persona con demenza pari a quella di ogni altro cittadino. La realtà ci vede ancora lottare per farlo rispettare del tutto, ma proseguiremo nel nostro lavoro quotidiano finché non sarà per sempre abolito lo stigma che affligge ancora nel nostro Paese oltre un milione di famiglie”.
Con questa promessa, la presidente ha dato il via a una serie di interventi incentrati sul tema – che ha dato anche il titolo all’evento – “Oltre lo stigma per cambiare l’immagine della demenza”, sottolineando che la lotta allo stigma si combatte partendo dal rispetto dei diritti e delle parole. Ha ricordato infatti la recente diffusione della guida “Demenza: le parole contano” che la Federazione ha stilato per chiunque desideri utilizzare un linguaggio appropriato e inclusivo quando parla di demenza e di persone con demenza.

A livello sociale, l’esistenza dello stigma è stata analizzata con il recente sondaggio “Cosa pensi della demenza?” che ha coinvolto 70mila persone in tutto il mondo per conoscere quali siano le convinzioni diffuse nell’opinione pubblica nei confronti della malattia di Alzheimer e di tutti gli altri tipi di demenza. Ideato da ADI (Alzheimer’s Disease International, la federazione internazionale di 100 associazioni nel mondo che si occupano di demenza) in collaborazione con la London School of Economics and Political Science, il sondaggio raccoglie dati e informazioni utili a stilare il nuovo Rapporto Mondiale Alzheimer 2019, di cui Wendy Weidner, rappresentante di ADI presente al convegno, ha anticipato l’uscita nei prossimi giorni.

Sul fronte scientifico, il tema dello stigma è stato affrontato da Stefano Govoni (ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Pavia) che ha evidenziato una diffusa sfiducia sia nel pubblico sia nei medici causata dai risultati ancora limitati dei farmaci finora usati per il trattamento della malattia di Alzheimer. Ciò ha creato uno “stigma verso il farmaco”, negativo tanto quanto quello verso i pazienti. Il prof. Govoni ha quindi sottolineato che per patologie così complesse, intersecate con i fattori di invecchiamento e lo stile di vita, è necessario cooperare a livello di competenze diversificate ed estese a livello internazionale.

In seguito ha preso la parola Antonio Guaita (geriatra e direttore della Fondazione Golgi Cenci) con il racconto dell’esperienza degli studenti dell’Istituto superiore Bachelet di Abbiategrasso, Comunità Amica delle Persone con Demenza – la prima in Italia – che rivolge grande attenzione ai giovani educandoli a essere cittadini attivi al servizio della comunità. Dopo alcuni incontri formativi sul tema della demenza, i ragazzi si sono trasformati in protagonisti organizzando un flash mob di sensibilizzazione in vari punti della città e intervistando al mercato gli anziani per stilare una mappa dei loro percorsi da condividere con il Comune al fine di semplificarli.

L’uso di un linguaggio sbagliato, la poca attenzione ai comportamenti del paziente, l’importanza data alla malattia più che alla persona: sono esempi di rischio dello stigma nella pratica clinica. Questa la base dell’intervento di Silvia Vitali (geriatra e direttore medico dell’Istituto Geriatrico Camillo Golgi di Abbiategrasso) che ha approfondito il tema dell’accesso al Pronto Soccorso della persona con demenza e della corretta diagnosi di “delirium” sovrapposto a demenza. I due concetti sono distinti ma correlati, basti pensare che la presenza di demenza in un paziente aumenta di circa cinque volte la possibilità di sviluppare delirium, mentre il mancato riconoscimento di esso porta a un aumento dei tempi di ospedalizzazione, a un maggior rischio di istituzionalizzazione e all’aumento della mortalità.

I due interventi conclusivi del convegno sono stati affidati a Mario Possenti e Francesca Arosio, rispettivamente segretario generale e psicologa della Federazione Alzheimer Italia.
Possenti ha raccontato come sia possibile in ogni piccola o grande comunità mettere in campo iniziative e progetti per vincere lo stigma: è questa la forza e la ragion d’essere delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza, che a oggi sono diventate 24 in Italia. La Federazione Alzheimer, che guida e coordina il progetto, sottolinea l’importanza di misurare i progressi nel percorso per diventare dementia friendly al fine di dimostrare l’efficacia dell’impatto delle Comunità Amiche sulla vita delle persone con demenza e dei loro familiari.
La psicologa Arosio ha raccontato l’esperienza del gruppo di persone con demenza in fase iniziale-lieve che da due anni si ritrovano periodicamente presso la sede della Federazione per un supporto e un confronto reciproco. Seguito da una terapista occupazionale, il gruppo è una reale voce e un reale aiuto per sfatare quei miti che ancora oggi la diagnosi porta con sé. Un componente del gruppo, Luigi, ha regalato alla platea del convegno una breve video intervista in cui racconta, insieme alla moglie Anna, la quotidianità della loro vita. Per dimostrare che, nonostante la demenza, la persona continua ad avere una personalità ed emozioni proprie da condividere.

 

Federazione Alzheimer Italia, rappresentante unico per l’Italia di Alzheimer’s Disease International (ADI), è la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca scientifica sulle cause, la cura e l’assistenza per la malattia di Alzheimer e la demenza, al supporto dei malati e dei loro familiari, alla tutela dei loro diritti, alla partecipazione alla programmazione della politica sanitario-sociale. Riunisce e coordina 47 associazioni locali che si occupano di demenza.

Lo slogan della Federazione “La forza di non essere soli” descrive la sua volontà e la necessità di creare un’alleanza che impegni istituzioni, medici, operatori sanitari e sociali, associazioni di malati e carer a lavorare insieme con un unico obiettivo: “migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e delle loro famiglie”.

In 26 anni di storia, la Federazione ha creato e sviluppato numerosi servizi e progetti: la help line Pronto Alzheimer; consulenze gratuite di tipo sociale, psicologico, legale, di terapia occupazionale; corsi di formazione per familiari, volontari, operatori sociosanitari. Da oltre 3 anni è inoltre attivo il progetto “Comunità Amiche delle persone con demenza”: un’iniziativa sociale che al momento coinvolge 24 città italiane e che punta a mettere al centro la persona con demenza e la sua famiglia, combattendo lo stigma e l’esclusione sociale.

www.alzheimer.it – www.facebook.com/alzheimer.it – https://twitter.com/alzheimeritalia

Demenza è un termine usato per descrivere diverse malattie cerebrali che comportano l’alterazione progressiva di alcune funzioni (memoria, pensiero, ragionamento, linguaggio, orientamento, personalità e comportamento) di severità tale da interferire con gli atti quotidiani della vita. La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza (rappresenta il 50-60% di tutti i casi).

Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 rileva che ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza, cifra destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni. I nuovi casi di demenza sono ogni anno oltre 9,9 milioni, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi.

In Italia si stima che la demenza colpisca 1.241.000.

  • 11 Settembre, 2019
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Alzheimer? Ecco le tre ricette per la salute

L’Alzheimer è l’incubo dei più giovani, soprattutto di chi ha vissuto accanto a un parente, amico o conoscente che con questa forma di demenza senile ci ha convissuto fino alla morte.

Il primo stadio della malattia si manifesta dopo i 60 anni. Prima di allora, molto c’è da fare. Non ci sono dei sistemi certi per avere una diagnosi all’inizio della malattia, ma si conoscono con certezza le varie fasi.

I normali segni dell’invecchiamento iniziano dopo i 40-45 anni di età e dopo i 60 è comune avvertire lievi difficoltà di memoria oppure non ricordare nomi, numeri, luoghi in cui si ripongono oggetti. Passati i 65 anni di età, circa il 10 percento delle persone accusa difficoltà di memoria. Per la maggioranza di questi, i problemi rimarranno stabili per tutta la vita, per altri peggioreranno e si evolveranno in una forma di demenza. E’ così che si presenta il secondo stadio della malattia.

A questo punto, inizia la malattia vera e propria e per i primi 2 o 3 anni, i familiari dei pazienti si accorgeranno dei cambiamenti nei comportamenti, nelle difficoltà di provvedere alle incombenze della vita quotidiana, con episodi di perdita di orientamento. Le attività semplici come vestirsi o lavarsi diventeranno complesse nello stadio V che sarà caratterizzato da confusione, stati d’ansia, violenza verbale o fisica e discorsi sconnessi. Nell’ultimo stadio, che può durare anche molti anni, il paziente con alzheimer non cammina più, non si esprime, perde la capacità di deglutire.

Questa indecifrabile malattia, in realtà, affligge meno di un terzo del totale di chi soffre di demenza senile. Gli scienziati sono certi che esistono molte forme di demenza non più come una singola malattia, ma come una sindrome, un insieme di sintomi provocati da cause diverse. Pare non siano le placche al cervello la causa di deterioramento, come si è sempre creduto sulla base delle ipotesi portate avanti sia dal primo studioso da cui la malattia prese il nome che da altri negli anni successivi. A deteriorare il cervello non sono le placche. A darne conferma è stato lo studio condotto su un’ illustre matematica, morta a cento anni in perfetta lucidità mentale, il cui cervello risultava invaso da placche e neurofibrille.

La scienza fa passi da gigante su ogni fronte, ma l’alzheimer ha ancora dei segreti. In questo momento, si sta lavorando per individuare ed etichettare come “potenziali malati di alzheimer” persone perfettamente sane che non hanno e potrebbero non avere mai alcun sintomo.

Uno studio che dovrebbe concludersi il prossimo anno sta testando l’anticorpo solanezumab in persone in cui sono presenti accumuli di placche, ma non hanno sintomi al fine di creare il farmaco curativo. In un altro, una rete di centri sta testando lo stesso tipo di farmaci in persone sane ma portatrici di mutazioni note alla causa dell’alzheimer.

Più di cento anni di studi sulle demenze e la sospensione della ricerca di nuovi farmaci da parte delle case farmaceutiche fanno pensare che la malattia stia vincendo, ma il trucco pare essere uno soltanto: prevenire.

Tenere allenata la mente imparando cose nuove e facendo vita sociale, tenere nei limiti la pressione arteriosa a partire dai 45-50 anni, fare attività fisica: sono queste le tre ricette per la salute contro l’alzheimer, ribadito anche in un articolo di Chiara Palmerini sulla rivista Focus.

Tuttavia, i sentimenti sono quelli che si dimenticano meno nelle persone che soffrono di questa demenza.

I momenti di lucidità sono quelli che spariscono sempre con maggiore frequenza in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo esponenziale della malattia, ma il ricordo del sentimento che ha legato il paziente a una persona cara sembra non svanire del tutto. Chi ha avuto esperienza con un parente malato è certo del potere delle emozioni nella malattia di alzheimer. Il nome dei figli o dei nipoti, cosa si è appena mangiato, se si è giovani o anziani, si dimentica tutto ma non le emozioni. Il potere degli abbracci e delle carezze, la comunicazione positiva si insinua negli anziani con alzheimer e permane per lungo tempo, così come accade se si ha una reazione brusca nei loro confronti, che rimarranno tristi per molto e molto tempo perché la loro vita emotiva  è sempre attiva.

Amare, prevenire, avere amici, mangiare sano, fare sport e attendere che la scienza faccia le valutazioni giuste: questo metterà a tappeto una delle forme di demenza senile più temute.

  • 11 Settembre, 2019
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Anziani, troppi farmaci e poca attenzione ad attività fisica e alimentazione

Per l’Alleanza per l’invecchiamento attivo HappyAgeing, è necessario coordinare le politiche sanitarie regionali. 

Gli anziani si sentono in salute, ma i dati rivelano una situazione diversa. È la fotografia scattata alla popolazione over 65 da Passi d’Argento (PdA), il sistema di sorveglianza sulla popolazione con 65 anni e più condotto da Asl e Regioni e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Se l’87% della popolazione nazionale degli ultrasessantacinquenni si percepisce in buona salute, i dati analizzati dicono il contrario, in particolare nei parametri relativi a immunizzazione, alimentazione, attività fisica e uso dei farmaci.

“Anche se si registrano lievi miglioramenti nella lotta alla sedentarietà, – sostiene Michele Conversano, presidente di HappyAgeing Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo – rimangono abitudini alimentari sostanzialmente scorrette e un’immunizzazione non sufficiente. Inoltre, si conferma la grande disuguaglianza tra le regioni nelle politiche sanitarie messe in atto a favore degli anziani.”

Infatti, su base nazionale il 60% di anziani si ritiene parzialmente o completamente attivo contro il 38% di coloro che si definiscono totalmente sedentari. “Sul versante opposto, – prosegue Conversano – rimane insufficiente la percentuale di copertura vaccinale antinfluenzale per gli ultra65enni su base nazionale: solo il 55%. Se poi si va a vedere la copertura vaccinale negli ultra65enni con almeno 1 patologia cronica il dato sale al 61,7% ma scende al 44.9% in assenza di patologie”.

La corposa indagine – online su Passi D’Argento – aggiorna il quadro sullo stato di salute e di vita degli over 65enni, fascia in costante crescita e che ormai si avvicina al 25% della popolazione complessiva. L’Italia è infatti ai primi posti in Europa per la crescita dell’indice di vecchiaia: il rapporto tra gli anziani (65 anni e più) e i giovani (meno di 15 anni) raggiunge quota 168,9 e registra così un nuovo record nazionale. I dati riportati da Passi d’Argento elaborano circa 40.000 interviste – telefoniche e in presenza, fatte da operatori sanitari specializzati con anziani campionati in tre anni.

Sul fronte dell’alimentazione, in Italia, nel triennio 2016-2018, fra le persone con 65 anni o più il consumo medio giornaliero di frutta e verdura non raggiunge la quantità indicata dalle linee guida per una corretta nutrizione: su 10 persone, 4 non consumano più di 2 porzioni al giorno di frutta o verdura, una quota analoga ne consuma 3-4 porzioni, solo 1 persona su 10 arriva a consumare almeno 5 porzioni al giorno (five a day), come raccomandato. E ciò a fronte di una percentuale piuttosto contenuta – il 12,7 % su base nazionale – di ultrasessantacinquenni con problemi accertati di masticazione e di circa il 43% di popolazione anziana sovrappeso.

Se attenzione nutrizionale, immunizzazione, attività fisica, controllo di fumo e alcool sono tutti parametri che favoriscono un invecchiamento in salute per una sana prevenzione verso le patologie dell’età matura, come sostiene da alcuni anni HappyAgeing, di contro va registrata una tendenza ancora forte alla “medicalizzazione” della popolazione anziana. L’89,2% degli ultra65enni italiani dichiara di aver assunto farmaci nella settimana precedente l’intervista. Un dato che in parte – commenta Michele Conversano – viene confortato dall’attenzione data dal medico alla corretta assunzione e controllo di farmaci da parte degli anziani.

L’analisi dei dati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità fa emergere una enorme disparità regionale dello stato di salute degli anziani e stili di vita ancora lontani dalla soglia stabilita per il raggiungimento di un invecchiamento attivo. Per questo, HappyAgeing sostiene la necessità di sensibilizzare la popolazione con campagne di comunicazione sul territorio e di coordinare con maggiore forza le politiche sanitarie delle regioni a favore degli anziani per assicurare livelli minimi di prevenzione e invecchiamento in salute per l’intera popolazione anziana.

  • 17 Luglio, 2019
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Julia, la runner di 103 anni è esempio di HappyAgeing per il mondo intero

Vanity Fair, Il Messaggero e moltissime altre testate italiane e del mondo hanno raccontato la storia di Julia Hawkins, la runner di 103 anni che ha stabilito il record mondiale nella categoria delle ultracentenarie.

Julia ha corso i 50 metri in 21,06 secondi, lunedì 17 giugno durante i National Senior Games americani, sbaragliando le avversarie. Il giorno dopo, martedì 18 giugno, Julia ha corso anche i 100 metri in 46,07 secondi. Due anni fa, a 101 anni, ce l’aveva fatta in 39,62 secondi.

Una storia non incredibile, ma oggi possibile grazie all’invecchiamento attivo nel suo più pieno significato. La ricetta di Julia è semplice: passione, attenzione ai momenti magici della vita, controllo del peso corporeo ed esercizio fisico costante. Non smettere mai di sognare verrà poi da sé, permettendo di raggiungere risultati come quelli di Julia e tagliare traguardi inaspettati.

Soprannominata “The Hurricane” (l’Uragano), Julia ha tagliato il traguardo in maglia rosso fuoco, dichiarando ai curiosi che il suo segreto per la longevità è “fare ciò che piace e tenersi attivi, fare esercizi e avere molti interessi”. 

La sua storia su Vanity Fair e su Il Messaggero.

  • 5 Luglio, 2019
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L’importanza e i vantaggi economici e sociali delle vaccinazioni al centro del Convegno “Le vaccinazioni nel paziente fragile”

Di “pazienti fragili”, importanza vaccinazioni e vantaggi economici e sociali al riguardo, si è parlato al Convegno “Le vaccinazioni nel paziente fragile” che si è tenuto al Palazzo Pirelli di Milano lo scorso 11 e 12 giugno 2019.

Presieduto dai professori Andrea Gori, Carlo Federico Perno e Giuliano Rizzardini, al Convegno hanno preso parte anche i rappresentanti delle istituzioni tra cui l’Assessore al Welfare Giulio Gallera, il Direttore Generale di ATS Milano Dott. Walter Bergamaschi e la responsabile della Unità Organizzativa Prevenzione Regione Lombardia Maria Gramegna.

Con l’obiettivo di porre le basi per un piano di lavoro coerente e strutturato che deve essere realizzato attraverso un intervento multidisciplinare che coinvolga gli specialisti, i medici di medicina generale, i laboratori di microbiologia e i responsabili della Sanità Pubblica coordinati all’interno del sistema sanitario delle Regioni, l’evento è stato dedicato all’importanza delle vaccinazioni per l’infanzia e per l’età adulta.

Identificati in anziani, malati cronici, soggetti immunocompromessi, i “pazienti fragili” sono quelli che al momento hanno bisogno di essere sottoposti a maggiore attenzione da parte di tutto il sistema sanitario.

La copertura vaccinale nei pazienti fragili è molto al di sotto di quella necessaria, anche rispetto alle Linee Guida di tutte le società scientifiche. È una procedura tra le meno seguite: la conseguenza è una netta minor prevenzione di eventi invece assolutamente evitabili. “Le vaccinazioni vanno fatte – ha sottolineato il Professor Massimo Galli, Presidente SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. – Anzitutto quella anti-influenzale, che in persone in condizioni di fragilità è praticata in percentuali addirittura inferiori a quella praticata agli anziani, che negli ultimi anni si è attestata poco sopra il 50%, rispetto a una soglia minima desiderabile del 75% e a una soglia di protezione del 95%. Nei portatori di patologie croniche, invece, dati europei dicono che non si va oltre il 30-40%, un dato eloquente che sottolinea che c’è molto da fare. La copertura vaccinale contro lo pneumococco, specificamente prevista dal Piano Nazionale per varie categorie di pazienti fragili, è addirittura quasi assente”. È quindi necessario far crescere la condivisione di informazioni tra specialisti di branche diverse e di programmi di implementazione delle vaccinazioni. Il luogo in cui tutto questo può più facilmente avvenire è proprio l’ospedale, ove le campagne vaccinali per i pazienti cronici possono essere organizzate in sicurezza utilizzando anche le ricorrenti frequentazioni degli ambulatori specialistici e gli stessi periodi di ricovero.

“Il numero dei pazienti fragili comprende diverse categorie e può variare a seconda della definizione – ha evidenziato il Prof. Carlo Federico Perno, Co-Presidente del Congresso, Professore di Microbiologia all’Università Statale di Milano. – Una categoria sicuramente coinvolta è quella degli anziani: costoro sono fragili per definizione, soprattutto gli ultra 75enni (anche se la fascia tra 65 e 75 merita comunque grande attenzione da questo punto di vista). Inoltre, ci sono tutti i pazienti onco-ematologici, quelli sottoposti a chemioterapia, chi fa uso di farmaci biologici in reumatologia, in gastroenterologia, in dermatologia, ecc.. Il contesto è estremamente ampio, quantificabile in milioni di persone”.

“In particolare – sottolinea il Prof. Giuliano Rizzardini, Co-Presidente del Congresso, Responsabile Malattie Infettive, Ospedale Luigi Sacco – Polo Universitario di Milano –  la vaccinazione antipneumococcica delle persone di età superiore ai 65 anni è stata valutata favorevolmente anche sotto il profilo economico, poiché consentirebbe di risparmiare risorse, in analogia con due soli altri interventi sanitari sulla popolazione della stessa fascia d’età: la vaccinazione antinfluenzale e il PAP-test per le donne. Tuttavia le coperture vaccinali in questa popolazione raggiungono a fatica il 50%”.

Il Convegno è servito a fare il punto anche in riferimento alla politica sanitaria, per cui due sono gli aspetti fondamentali da valutare in merito a queste vaccinazioni. Uno è attinente alla salute individuale: nel paziente fragile determinate patologie infettive sono molto più gravi e possono avere un esito mortale. Il secondo riguarda la politica sanitaria e si fonda sulla conferma che la prevenzione costa alla collettività meno della cura. In una popolazione che invecchia, farmaci e ricoveri costano e costeranno sempre di più, mentre il costo delle vaccinazioni è fortemente inferiore al costo della cura delle infezioni che prevengono. “Una vaccinazione dunque non significa solo salvare una vita, ma anche evitare farmaci e ricoveri che costerebbero molto di più di una vaccinazione – ha puntualizzato il Prof. Perno – Per questo serve una politica sanitaria che ne favorisca l’implementazione e una maggiore informazione per tutti gli specialisti dei vaccini disponibili e delle opportunità che offrono in virtù delle loro potenzialità”.

  • 27 Giugno, 2019
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HappyAgeing tra i protagonisti del Convegno “Dolomiti & Aging” per fare fronte comune per l’invecchiamento attivo e sano

Magritte guarda un uovo, ma vede in divenire il frutto e il destino ultimo di quell’uovo. E’ con l’autoritratto “Chiaroveggenza” che Marco Magheri, Direttore di HappyAging, ha raccontato le attività del primo lustro dell’Alleanza per l’invecchiamento attivo all’incontro “Dolomiti & Aging” tenutosi lo scorso 12 giugno a Cortina.  Il convegno “Dolomiti & Aging – Anziani e Salute nel territorio montano”, curato dall’Azienda Speciale Servizi alla Persona, è stato occasione per riflettere sui cambiamenti demografici in atto in relazione, tra l’altro, al territorio montano, approfondendo idee ed esperienze in un confronto a più voci, con l’obiettivo di costruire concrete realtà che valorizzino la risorsa “anziani”.

 “Gli anziani – ha sottolineato il Direttore di HappyAgening Marco Magheri – sono il più straordinario ammortizzatore sociale del nostro tempo, i caregiver di figli, nipoti e (perché no?)dei loro genitori”.

Partendo dall’analisi economica della “nuda proprietà” come indice di cambiamento in rapporto all’aumento demografico della popolazione anziana, Magheri ha poi toccato i temi dell’assistenza ospedaliera in rapporto all’assistenza del territorio, con accenno all’importanza del pronto soccorso – salvavita per gli anziani – e la longevità che non fa più notizia, dati i 17mila ultracentenari italiani.
“HappyAgeing – ha aggiunto Magheri – è nata per rispondere alle indicazioni dell’Unione Europea sul fronte dell’invecchiamento attivo, riflettendo e operando sui cinque pilastri più importanti: la sana alimentazione, il movimento e gli stili di vita, il consumo corretto dei farmaci, le campagne di screening, le immunizzazioni. A questi pilastri, l’Alleanza per l’invecchiamento attivo ha aggiunto il superamento della solitudine e la solidarietà tra le generazioni per cercare di tracciare le linee per un modello funzionante a livello internazionale”.

dolomiti&aging

La conoscenza e la divulgazione dei diritti dell’anziano, tra cui il diritto alla vaccinazione, e la creazione di campagne d’informazione ad hoc, che sono diventate pungolo per la popolazione civile attraverso l’intervento politico delle Regioni che hanno aderito alle iniziative HappyAgeing, hanno rafforzato quella che Marco Magheri ha definito “questione sociale”.

“Se l’Alleanza per l’invecchiamento attivo nel 2015 è riuscita a partecipare anche a un programma televisivo come “Un posto al sole” è ovvio che non parliamo solo di un dato demografico quando pensiamo all’invecchiamento attivo e agli anziani, ma stiamo valutando una questione sociale che influirà su PIL, previdenza e fiscalità dell’intero Paese. Non a caso è nato, tra l’altro, un intergruppo parlamentare, con oltre 40 parlamentari, che si è impegnato nella redazione di una legge quadro pro invecchiamento attivo. Questa la direzione e questo quanto realizzato nel primo lustro di vita di HappyAgeing .” ha concluso.

 

All’incontro di Cortina hanno preso parte anche molti altri importanti protagonisti del mondo dell’invecchiamento attivo, tra i quali: Paolo Stocco, Amministratore unico ASSP Cortina d’Ampezzo, Gianpietro Ghedina, Sindaco di Cortina d’Ampezzo, Francesco Lunghi, Presidente di Federsanità ANCI Veneto, Adriano Rasi Caldogno, Direttore Generale Ulss 1 Dolomiti, Angelo Lino Del Favero, Direttore Generale Istituto Superiore di Sanità, presidente onorario di Federsanità ANCI Sessione del Mattino, Erio Ziglio,Maria Donata Bellentani, Giovanni Fosti, Gian Antonio Dei Tos, Enrico Nava, Liliana Di Fede, Giancarlo Ruscitti (e rappresentante FVG), Francesco Lunghi, Edoardo Zaccardi, Gianna Zamaro, Silvia Ceschel, Ursula Costa.

  • 19 Giugno, 2019
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HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte European Interdisciplinary Council on Ageing (EICA), Federsanità, la Società Italiana di Audiologia e Foniatria, la la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, la Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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